Isola di Gorgona

Nelle giornate serene, quando l’aria è pulita e la visibilità buona, se dalla costa livornese e pisana si guarda verso il mare, si vede la sagoma scura e immobile dell‘Isola di Gorgona, la più piccola e la più settentrionale delle Isole dell’Arcipelago Toscano.

Isola di GorgonaVisitare quest’isola, nonostante sia vicinissima alla costa non è semplicissimo poiché non può essere visitata liberamente. L’Isola della Gorgona (provincia di Livorno) è infatti fin la 1869 una colonia penale agricola e per questo per visitarla si devono rispettare alcune regole (come il numero di visitatori giornalieri, l’impossibilità di pernottarvi e la possibilità di visitarla solo con una guida).

Perchè visitare l'isola di Gorgona
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L’uso di creare dei carceri sulle isole era abbastanza diffuso nel XIX secolo e un’altra isola dell’Arcipelago Toscano fu destinata a tale uso, ancor prima della Gorgona, l’isola di Pianosa. Grazie a questo isolamento forzato la natura è stata preservata e oggi agli occhi del visitatore la Gorgona appare come un angolo di paradiso nonché l’ultima isola-carcere d’Europa.

Isola di Gorgona

Approdiamo verso le 9.30 al piccolo porticciolo con la motonave “La Superba” (partenza da Livorno), dopo un’ora di tranquilla navigazione in un piccolo tratto di mare del noto Santuario dei Cetacei. Nonostante la nave abbia dei posti all’aperto al primo piano, decidiamo di goderci tutto il vento di prua così quando arriviamo in testa ho una massa di capelli informe.

Quando siamo saliti a bordo ci è stato chiesto di consegnare i documenti di identità e prima di avvicinarci al porto ci sono stati fatti consegnare alle guide i nostri cellulari e i dispositivi fotografici. Essendo un carcere infatti non è possibile per i visitatori, usare i cellulari e le macchine fotografiche o apparecchi per le videoriprese. Le fotografie sono fatte dalla guida e poi inviate tramite e-mail a chi lo vorrà.

Isola di Gorgona

Gorgona Scalo è illuminata dalla luce giallastra del mattino, la piccola spiaggetta ghiaiosa è occupata da una manciata di residenti alcuni dei quali stanno già facendo il bagno in mare. Le case dei pescatori bianche e gialline sono addossate alla piccola spiaggetta e sfruttano il poco spazio disponibile nella caletta. Sul promontorio che chiude il porticciolo a nord, svetta la Torre Nuova, una costruzione medicea edificata probabilmente su una struttura più antica che aveva la stessa funzione di avvistamento. La torre fu restaurata alla fine del XX secolo e oggi appare in tutto il suo splendore.

Alcune barchette sono ormeggiate al porto, altre tirate in secca sulla spiaggetta.

Isola di Gorgona

Nonostante L’isola di Gorgona sia abitata tutto l’anno da una sola anziana signora, nell’estate altri residenti, che però vivono a Livorno, tornano per godere della sua pace e della tranquillità. Vediamo qualche bambina che gioca.

Appena scesi veniamo suddivisi in gruppi, noi andiamo con la preparatissima guida di Sentieri in Toscana.

Ci arrampichiamo su per la salita che conduce allo spaccio, per usare i bagni e per permettere a chi non lo avesse fatto di fare scorta d’acqua. Lo spaccio è l’unica attività commerciale presente sull’isola e l’ultima possibilità per procurarsi ciò di cui si ha bisogno. Passiamo a fianco dei resti di una villa romana, di cui rimane ben poco ma che ci aiuta a comprendere il fascino esercitato dall’isola anche in antichità. L’isola di Gorgona fu occupata fin dall’enolitico, anche se probabilmente solo in modo stagionale. Dopo vennero gli etruschi e i romani e poi verso la fine dell’impero romano vi approdarono alcuni eremiti che avevano preso spunto dagli stiliti, monaci cristiani che vivevano in solitudine, pregando e contemplando.

La torre dell'Orologio, Isola di Gorgona

Continuiamo a salire, la strada diventa ben presto sterrata. Passiamo a fianco alla Torre dell’Orologio, che in realtà l’orologio non lo ha mai avuto e che è chiamata anche Torre Garibaldi, anche se Garibaldi non c’è mai stato. Lì vicino c’è anche la vigna di Frescobaldi.

Più saliamo più i profumi diventano intensi, rosmarino, gnepitella e mirto. Ogni tanto vediamo il mare, di un bell’azzurro intenso che scintilla sotto i raggi di questo sole di fine agosto. Arriviamo al Faro di Cala Martina. Nel cielo celeste due nuvolette sembrano fuggire via.

vigneto, Isola di GorgonaIl panorama è incantevole e la vista del mare cristallino che ritmicamente riversa le leggere onde sulla spiaggetta della Cala sottostante ci fa venire una gran voglia di tuffarci. Ma non è possibile, non solo perchè la Cala è difficilmente raggiungibile via terra ma anche perchè la balneazione e la navigazione in quella zona, come in gran parte dell’isola, sono interdette.

Poco distante dalla costa in quel luogo sono state trovate 15 ancore bizantine appartenenti ad una nave di cui il relitto si trova poco distante, ma per mancanza di fondi lo scavo archeologico subacqueo si è interrotto poco dopo l’individuazione del relitto.

Cimitero, Isola di Gorgona

Dopo il pranzo al sacco all’ombra di un boschetto di pini passiamo accanto al piccolo cimitero che, ospitando coloro che vivevano nell’Isola di Gorgona e alcuni detenuti di cui nessuno ha mai reclamato il corpo, ci racconta la storia delle piccole persone che qui hanno vissuto. Arriviamo alla scenografica Torre Vecchia, che in realtà è una fortezza a pianta poligonale, solida e massiccia edificata su uno sperone roccioso a picco sul mare, costruita dai pisani nel XI secolo.

Il colore della pietra e del laterizio usato per costruire il castello mal si distinguono da quello della roccia sottostante. Purtroppo non è possibile entrarvi, per motivi di sicurezza, non possiamo che sperare in interventi di consolidamento e restauro che la rendano agibile in un futuro prossimo. La fortezza ospitò, dopo che il contingente pisano fu ritirato per le proteste dei monaci, prima benedettini e poi certosini, che risiedevano sull’isola, i monaci che vi si rifugiavano quando i pirati attaccavano l’isola.

I predoni attaccavano l’Isola di Gorgona perchè sapevano che essendoci un monastero doveva esserci anche un tesoro. Coloro che riuscivano ad arrivare in tempo alla fortezza avevano salva la vita (i pirati non riuscivano a prenderla), chi invece non ci riusciva veniva ridotto in schiavitù, ucciso o rapito.Torre vecchia, la fortezza dei pisani, Isola di Gorgona

Affascinati dai racconti dell’abile guida arriviamo quasi senza accorgercene sul punto più alto (255 metri) dove è stata costruita una stazione metereologica. Dalla terrazza vediamo la parte sud dell’isola di Gorgona, quella dove l’accesso è interdetto. Subito sotto di noi su un pianoro ci sono gli edifici della prima colonia penale agricola e altre celle mai usate e ormai in stato di abbandono.

Isola di Gorgona

Sono quasi le 15, iniziamo la discesa che ci riporterà allo spaccio e fotografiamo mentalmente l’immagine della fortezza circondata dal blu del mare e dall’azzurro del cielo.

Nell’Isola di Gorgona non ci sono foreste primarie, ossia foreste intatte, ma in alcuni punti si possono trovare le foreste secondarie di Lecci, che prima ricoprivano l’isola e che piano piano se ne stanno riappropriando, anche se ostacolate dall’intervento dell’uomo che ha rimboschito la zona piantando alcuni pini. I pini infatti ostacolano la crescita della macchia mediterranea (a causa dell’acidità degli aghi che ricoprono il terreno) e inoltre non si trovavano sull’isola prima dell’intervento umano.

Isola di Gorgona

Durante la visita non abbiamo visto nessun mammifero (tranne l’uomo!), anche perchè ci sono solo ratti (tanti, così ci hanno riferito) e conigli, entrambi portati dall’uomo. Durante il periodo delle migrazioni molti sono gli uccelli che transitano o si fermano in questa piccola isola. Molti sono anche quelli che decidono di nidificarvi.

Ci è consentito un tuffo dalla spiaggetta del porticciolo, così passiamo in mezzo alle graziose case del minuscolo villaggio di pescatori e andiamo sulla spiaggetta. Se finora l’Isola di Gorgona ci aveva già conquistati con i suoi profumi, i suoi colori e la sua ricca storia, appena mettiamo piede in acqua cominciamo ad amarla. Il mare è limpido e caldo, anche per me che sono freddolosa. Gorgona Scalo, Isola di GorgonaNuotiamo senza fretta e senza fatica, in quel mare così accogliente e pulito. L’altro Rintronauto si tuffa pure da un trampolino. Ci malediciamo per esserci dimenticati le maschere e il boccaglio e guardiamo con invidia quei pochi che li avevano portati. Quando riemergono ci raccontano meraviglie. Il sole sta iniziando a calare e l’ombra del costone meridionale della cala si proietta sulla spiaggia.

Speriamo quasi che la motonave “La Superba” abbia un qualche intoppo che ci permetta di passare la notte sull’isola, ma invece partiamo quasi puntuali (verso le 18.30) e la salutiamo guardando il sole che lentamente scende dietro di lei: le forme delle scogliere, i colori della macchia mediterranea e le case si fanno via via sempre meno nitide fino a che l’isola non diventa una piccola macchia nera di fronte a noi.Isola di Gorgona

L’unica cosa che ci è dispiaciuta in questa giornata veramente favolosa è stato il contatto con i detenuti. Mentre prima infatti i percorsi passavano anche dalle zone dove lavorano i detenuti, alcuni dei quali portavano con un trattore il pranzo ai visitatori, oggi non è più così.Ce ne dispiace soprattutto perchè pensiamo che questo contatto potesse essere utile ai carcerati che avevano modo di scambiare due parole con i turisti e di stringere legami con le guide.Isola di Gorgona

Al ritorno, quando ormai siamo vicinissimi al porto di Livorno vediamo due delfini costieri che saltano rincorrendosi.

Isola di Gorgona

Cosa portare (se andate in estate):

  • costume;

  • asciugamano;

  • scarpe da trekking;

  • un giacchettino per quando si è sulla motonave;

  • pranzo al sacco;
  • tanta acqua;

  • maschera e boccaglio.Isola di Gorgona

 

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