Sulle orme della strega della Valdera: Gostanza da Libbiano

È possibile seguire le orme della strega della Valdera che visse in Toscana nel XVI secolo e scoprirne la storia?Sulle orme della strega della Valdera: Gostanza da Libbiano

Ribollire di pentoloni, odori nauseabondi, dita adunche, risate malefiche: queste sono le immagini che accompagnano le streghe nella fantasia comune. Relegate nel mondo del fantastico e dell’irreale le streghe, come si sa, ad un certo punto assunsero dimensioni e caratteristiche reali e divennero oggetto di quella che è stata definita “la caccia alle streghe“, una delle pagine più cruente della storia occidentale. Che ne direste se vi raccontassimo che proprio nella tranquilla (si fa per dire) provincia di Pisa e più precisamente sulle dolci colline della Valdera nella seconda metà del XVI secolo visse una strega e che è possibile ripercorrerne la storia? Gostanza da Libbiano, nota anche come Gostanza di San Miniato era un anziana signora quando fu infatti accusata di stregoneria.

Sulle orme della strega della Valdera: Gostanza da Libbiano

La storia che la vede suo malgrado protagonista è ambientata tra Libbiano, Ghizzano, Peccioli, Bagni Di Acquisana, l’odierna Casciana Terme, Lari, sede alla fine del XVI del Vicariato e quindi dell’amministrazione della giustizia e San Miniato, sede del tribunale ecclesiastico, oltre che Castelfiorentino e Vernio. Coinvolgendo ben tre diocesi (Lucca, Firenze e Volterra) vide l’intervento dei Tommaso Roffia. di Alessandro Guidiccioni vicario in San Miniato, del francescano  Mario Porcacchi e dell’inquisitore di Firenze Dionigi da Costacciaro.

La donna non era altro che una levatrice e una guaritrice di paese, la cui conoscenza delle erbe e dei medicamenti veniva da esperienze di decine di anni da parte delle donne della sua famiglia ma forse per qualche errore commesso, forse per invidia o semplice paura di chi pensava che le sue arti fossero frutto della collaborazione con il diavolo, nel 1594 fu denunciata alle autorità per aver causato la morte di alcuni bambini e fu portata nelle celle del Castello di Lari e poi a San Miniato presso il tribunale ecclesiastico, dove fu interrogata e torturata per giorni, fino a che fu rilasciata in quanto le sue dichiarazioni non furono ritenute veritiere. Un’altra motivazione circa il suo rilascio potrebbe essere la scoperta che Gostanza era figlia illegittima di un nobile fiorentino.

Durante gli interrogatori grazie al potere della tortura della fune, l’anziana donna si autoaccusò di essere una strega e raccontò di misteriosi incontri con il diavolo chiamato “Polletto”, avvenuti nell’elegante Città del Diavolo, cui arrivava a dorso di capre e muli. Raccontò di malie, di cambiamenti di forma fisica, di atti sacrileghi fatti con le ostie, per poi ritrattare e riconfermare innumerevoli volte. Inquietante è il racconto che fece quando le fu chiesto il motivo per cui il giorno di Natale fu vista tutta malmenata e con un braccio legato al collo. Gostanza infatti rispose che prima della Santa Messa, su ordine del diavolo si era introdotta sotto le sembianze di un gatto nero, nella casa di tale Lucca di Bagno per succhiare dall’ombelico il sangue della neonata che dormiva nella culla. Il padre visto il gatto l’avrebbe scacciato in malo modo con l’aiuto di una granata.Sulle orme della strega della Valdera: Gostanza da Libbiano

Per approfondire l’intrigante storia di Gostanza da Libbiano è indispensabile una visita al Museo interattivo del Castello di Lari, dove oltre a vedere le celle, la sala dell’interrogatorio e delle torture, sarà possibile vedere anche alcuni documenti (in formato digitale) che aiutano a ricostruirne la storia. Vi consigliamo anche la visone del bel film di Benvenuti Gostanza da Libbiano, girato nel rispetto degli atti processuali conservati presso l’Archivio Vescovile di San Miniato e del contesto storico e di leggere il saggio: Gostanza, la strega di San Miniato a cura di Franco Cardini.

Segnaliamo anche il saggio romanzato: Storia di un processo inquisitorio, Gostanza da Libbiano, Gian Ugo Berti, Susanna Berti Franceschi, che però è meno aderente ai fatti storici.

 

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