Petra e Piccola Petra

“Petra…” ho sussurrato svegliandomi alle 5.30 di mattina. Quasi non potevamo crederci, domani avremmo visitato il sito archeologico che fin da piccoli aveva stimolato la nostra fantasia. Ci saremmo lasciati alle spalle Amman senza rimpianti (anche perchè sapevamo che ci saremmo tornati alla fine del viaggio) se non quello di non aver potuto dormire un poco di più.

Arrivo a Petra

Prendiamo la breakfast box che gentilmente ci è stata preparata poichè non potevamo usufruire della colazione e facciamo per uscire ma scopriamo che la porta è chiusa con doppia mandata. L’altro rintronauto va nel panico: prova tutte le chiavi che trova nella piccola hall, suda freddo, rischia di sbarbare la porta mentre la scuote e inizia ad andare da una parte all’altra della stanza come un leone in gabbia. Dopo una decina di minuti dico: “Ehi, prendiamo l’ascensore!” l’ascensore infatti arriva fin nella hall, niente di più semplice. Finalmente usciamo.

Saltiamo sul primo taxi che si ferma e ci facciamo portare all’ufficio della Jett Bus, da dove avremmo preso l’autobus per Wadi Musa (8.5 JD a testa, 3h e 10 minuti circa). Partiamo alle 6.30 puntuali come orologi svizzeri ed arriviamo nel parcheggio del Centro Visitatori di Petra alle 9.50. I tassisti ci attorniano, ma noi abbiamo visto sulla collina la costruzione poco compatibile con il paesaggio del Candles Hotel, che avevamo prenotato da booking, e preferiamo andare a piedi. Arriviamo all’eco-mostro dopo appena cinque minuti in salita e ben presto siamo nella nostra camera: abbiamo del bucato da fare. A causa della nostra fissazione di viaggiare leggeri dopo appena una settimana l’altro rintronauto ha terminato i vestiti e ha una quantità spropositata di cose da lavare. Va nuovamente nel panico: una maglia stinge di nero tanto da macchiare la vasca. Lui non sa come fare e decide di pulirla con un calzino e olio di gomito. Io me la rido mentre lui carponi pulisce.

Piccola Petra a piedi

Su consiglio della nostra guida decidiamo di fare “una piacevole passeggiata” di 8 km per arrivare a Piccola Petra (Siq al Barid).la strada per Piccola Petra
Partiamo con il nostro solito entusiasmo e di buona lena: la strada è panoramica e attraversa il piccolo villaggio di Umm Sayhoun, stranamente pulito e ordinato e dove tutti gli abitanti che incontriamo ci trasmettono una sensazione di calma e felicità; oltrepassiamo la roccia a forma di elefante e ci illudiamo di essere già a un buon punto. Intorno a noi accampamenti beduini, capre, asini, cavalli e un intenso silenzio interrotto solamente dal belare delle capre in lontananza. Cerchiamo riparo all’ombra per fare una piccola pausa ma ben presto scopriamo che i posti migliori sono stati occupati da cani che non sono proprio felici di vederci. Rinunciamo e proseguiamo. Dopo circa tre ore arriviamo.

Prima del piccolo siq c’è una tomba: non possiamo fare a meno di toccarla per sincerarci di essere li veramente. Il sito è completamente deserto tranne che per un longilineo beduino che appena ci vede entrare nel siq sale all’interno della tomba più grande e cerca di attirarci offrendoci un te, a malincuore rifiutiamo, anche se poi ce ne pentiremo…quando mai potrà ricapitarci una cosa simile?Piccola PetraCi arrampichiamo qua e la, poi seguiamo le due armene accompagnate da una guida che erano arrivate nel frattempo e saliamo a vedere quella che il cartello posto in fondo alla scalinata assicura essere “The best view of the word”. Ci fermiamo ad ammirare il paesaggio ed a riprendere un po’ di energie bevendoci un succhino e mangiano un uovo lesso a metà (gli ultimi residui della colazione al sacco che ci avevano preparato al nostro hotel di Amman).

Le due armene, a cui avevamo in mente di chiedere un passaggio, spariscono improvvisamente, così ci ritroviamo nuovamente sulla strada: non abbiamo le forze per visitare il sito neolitico li vicino. Improvvisamente passa una macchina che si ferma e ci fa salire, a bordo troviamo una simpatica famiglia giordano – americana che ci porta fin sotto l’hotel.

Cena a Wadi Musa

La sera ripartiamo alla volta del centro di Wadi Musa (il paese è tutto in salita) e ceniamo presso Al Wadi Restaurant ( 15 JD in due più la mancia) dove per la prima volta proviamo il Muttabal. Ottimo. Soddisfatti passeggiamo a piedi lungo la strada, questa volta in discesa. che ci riporta al nostro oramai amato Candles Hotel.

Petra, la visita 1° giorno

La mattina ci svegliamo alle 7, vogliamo arrivare presto a Petra per evitare i turisti dei viaggi organizzati e, dopo un qui pro quo per la colazione (in cinque abbiamo atteso l’addetta che tardava ad arrivare), andiamo a comprare i biglietti al Centro Visitatori (2 giorni, 55 JD a testa) carichi di scorte d’acqua e di lunch boxes.

 

Percorriamo la lunga strada che ci separa dal siq ben attenti alle tombe che si trovano ai suoi lati, calessini e beduini a cavallo sfrecciano in tutte le direzioni. D’un tratto siamo li davanti al siq che sinuoso taglia la montagna. Presa dall’emozione intono timidamente la musica di Indiana Jones. Scattiamo foto a ripetizione, come impazziti: immortaliamo quasi tutte le curve del siq, le canalette per la raccolta dell’acqua, la scultura che rappresenta le carovane che giungevano qui, ogni sfumatura della roccia.il siq, PetraPoi dopo l’ultima svolta davanti a noi appare il Tesoro illuminato dai raggi del sole. Una visione paradisiaca, un sogno.il Tesoro visto dal siq, PetraI beduini scorrazzano sui loro asini e cavalli in cerca di clienti da trasportare, a quello che a noi è sembrato un prezzo più che onesto. Dopo esserci sincerati che nessuno dei due fosse in preda alla sindrome di Stendhal visitiamo il teatro scavato nella roccia, le Tombe Reali, la Tomba Sesto Fiorentino (attirati dal nome) e le mura bizantine.

Petra

Le tombe sono bellissime con le loro facciate scolpite, all’interno però il pavimento delle camere è ricoperto di escrementi di animali, che spesso sono lasciati pascolare liberamente e le pareti sono ricoperte della fuliggine lasciata dai numerosi fuochi che i beduini per secoli vi hanno acceso. D’un tratto ci troviamo in un wadi secco, siamo a luglio, e da li riusciamo ad arrivare al tempio nabateo Qasr al Bint, maestoso e affascinate. Pranziamo all’ombra delle sue mura altissime, dopodiché tentiamo la salita al Monastero.Il Monastero, Petra

 

Arriviamo in cima circa 40 minuti dopo ma appena ci voltiamo e vediamo quel capolavoro scultoreo la stanchezza se ne va. Entriamo al suo interno: l’ingresso è molto più in alto rispetto al piano di calpestio cosi che gli animali non sono potuti entrare, anche se qualche turista deve aver approfittato del fatto che in pochi vi entrano. Quando usciamo scopriamo che due beduini sono saliti sul tetto e stanno saltando da una parte all’altra. Ci saranno 55 metri di vuoto sotto di loro. Ne rimango impressionata a tal punto che nonostante le mie leggere vertigini voglio arrampicarmi fin da loro e ammirare il brullo panorama da quella prospettiva insolita. Alla fine desisto, ma con grande rammarico.

Passeggiamo fino ad uno dei punti panoramici che sono indicati da alcuni cartelli scritti a mano e finiamo il lunch box godendoci una vista splendida. Alla fine riprendiamo la strada per scendere, i turisti sembrano spariti di colpo, ci soffermiamo a goderci la luce giallastra che valorizzava ancora di più la ricca scala cromatica delle pareti di roccia.

Con le ultime energie saliamo a quel che rimane del castello crociato, scortati da un branco di capre.verso il castello crociato, Petra

Poi stanchi, sporchi, ustionati dal sole e enormemente soddisfatti iniziamo l’estenuante e interminabile ritorno ciondolando e incespicando, ma trovando ancora qualche energia per scattare qualche foto al siq che con la luce del tardo pomeriggio è stupendo.

Dopo dieci ore di Petra ci sdraiamo sul letto, cena senza infamia e senza lode a un ristorantino di cui non ricordiamo il nome, frequentato soprattutto da locali e poi ancora letto, siamo sfiniti.

Petra, la visita 2° giorno

Il secondo giorno attraversiamo il siq ancora una volta estasiati e ci fermiamo a conversare amabilmente sulla panchina davanti al tesoro di Petra, è uno spettacolo che non ci stancheremo mai di guardare. Ormai ci siamo abituati ad essere circondati da cammelli e beduini. Regaliamo un gommino per capelli ad uno bel bambino che felice corre a metterlo alla zampa del suo asino. I bambini vengono spesso a chiedere caramelle o di cambiare 1 euro con un1 JD. Gli adolescenti scorrazzano sui loro asini ascoltando la musica sparata a palla dai loro smartphone. Tutti hanno uno stile molto punk e indossano la kefia. E tutti sono gentilissimi, sempre pronti a darti un informazione o a regalarti un sorriso. Anche nei luoghi più impervi hanno messo delle bancarelle dove vendono sassi, braccialetti, kefie, collane e altre chincaglierie, e non sembrano temere furti poiché spesso sono lasciate incustodite con la mercanzia ben esposta.

Mentre iniziamo l’ennesima scalata, questa volta verso l’Altura del Sacrificio vediamo alcuni di loro svegliarsi: alcuni beduini vivono ancora nel sito archeologico. Arrivati ai due obelischi che segnano l’inizio dell’area sacra ci accorgiamo che non potremo chiedere grandi sforzi al nostro fisico, oggi. Dopo aver ammirato il panorama dall’altare sacrificale ci incamminiamo verso la strada che porta al tempio in cui abbiamo pranzato il giorno prima e che scende dall’altro versante della montagna. Oltrepassata la Fontana del Leone il sentiero diventa sempre più ripido e stretto e ci conduce attraverso un bel passaggio scolpito nella roccia ad un piccolo wadi lungo il fianco del quale si trovano alcune tombe molto belle e decisamente al di fuori dei classici percorsi turistici: da soli esploriamo il Tempio del Giardino, la Tomba del Soldato e il Triclinio. Ci sembra veramente di essere due esploratori.Petra

Proseguiamo circondati da tombe su ogni lato fino a che arriviamo ad un gruppo di tombe scolpite sulla parete che chiude la valle, dove si trovano alcune abitazioni beduine. Ci arrampichiamo ancora un po’ e godiamo di alcune splendide viste fino a che esausti non decidiamo di visitare il polveroso museo. Delusi dalla visita cerchiamo e troviamo la tomba dipinta li vicino e poi melanconicamente ci avviamo verso l’uscita.PetraPresto tutto questo sarà solo un ricordo: sarebbe bello riuscire ad affiliarsi alla tribù beduina e poter vivere in mezzo a tutto questo. Non possiamo fermarci un altro po’ sulla panchina davanti al Tesoro. E ancora una volta i nostri pensieri vanno allo stupore che dovevano provare i mercanti ogni volta che arrivavano alla fine del siq e a come deve essere vivere, ancora oggi, qua.

A cena decidiamo di tornare a gustare il muttabal a Al Wadi Restaurant.

Petra e Piccola Petra

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4 thoughts on “Petra e Piccola Petra

  1. Axelle il said:

    Sarà per colpa di Indiana Jones, sarà per lo spirito misterioso che evoca questo posto… ma anche per me Petra è tra la mia top 10 dei posti da visitare al mondo! Le foto mi hanno sempre incantata ed anche le vostre non sono da meno!

  2. irintronauti il said:

    Grazie! Effettivamente è uno dei luoghi più suggestivi che abbiamo visitato….INDIMENTICABILE!

  3. Leggo il vostro articolo mentre ne scrivo uno io per il mio blog. Cioè… mi rendo conto che veramente siamo fortunati ad aver visitato un paese così bello e ricco! Speroni tornarci! Sicuramente farò più giorni nel deserto.
    Un abbraccio rintronauti!
    Manolo

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