La città santa degli Indù: Pushkar

La città santa degli Indù: PuskharIn India c’è una città completamente vegetariana: la città santa di Pushkar, una delle principali città sante degli indù. La piccola città di Puskhar è sorta sulle rive di un lago che secondo la leggenda sarebbe stato creato quando Brahma, assorto in meditazione, lasciò cadere un fiore di loto. Proprio per la sua santità a Pushkar non è possibile trovare nessun tipo di carne. La città santa degli Indù: PuskharAll’ingresso della città si trova un check point dove si devono pagare poche rupie per entrare e si dichiara di non trasportare all’interno niente di impuro, come le uova, la carne, l’alcol e le droghe. Ma mentre la droga  e l’alcol si trovano tranquillamente: per strada la prima (ma c’è chi dice gli sia stato proposto anche da alcuni ristoratori) e  nei ristoranti il secondo, per quanto riguarda la carne e le uova a Pushkar non ce n’è traccia nei menu.La città santa degli Indù: Puskhar

Un’altra peculiarità di Pushkar è quella di ospitare uno dei rarissimi templi dedicati al dio Brahma, l’unico in tutta l’India, oltre a questo tempio in città ce ne sono ben quattrocento, dedicati ad altre divinità, oltre che cinquantadue gath, ossia scalini che scendono fino all’acqua grazie ai quali si compiono abluzioni e bagni purificatori, che circondano completamente il lago, nelle cui acque furono disperse anche le ceneri di Gandhi, da quello che oggi si chiama Gandhi gath.La città santa degli Indù: Puskhar

Il bazar di Pushkar si estende alle spalle del lago, tra le abitazioni colorate, i motorini che sfrecciano e personaggi di ogni tipo. Si grida, si si suona il clacson e si vende. Ma quando ci si tolgono le scarpe per scendere su uno dei gath, l’atmosfera cambia radicalmente. Le acque del lago sono placide e solo raramente increspate da un leggero venticello, le persone scendono ai gath, da sole o con intere famiglie, c’è chi prega, chi compie rituali e offerte, chi si lascia andare a giocosi e gioiosi bagni con i figli. Nonostante i divieti messi chissà in che anno, tutti si sparano foto e selfie come se non ci fosse un domani. La città santa degli Indù: PuskharLe donne si immergono avvolte dai loro colorati sari, gli uomini e i bambini rimangono in mutande, gli anziani sono aiutati da tutta la famiglia e se non riescono a farli entrare in acqua, gliela versano sulla testa. Ogni tanto si sente il rumore di una campanella, di una puja o del frullare delle ali dei piccioni che si alzano in volo, disturbati da qualche mucca. Il tramonto è seducente: Pushkar risuona delle litanie e delle preghiere dei sacerdoti e dei fedeli, il gong accompagna questa strana musica che si crea, quasi si può percepire concretamente l’antichità di questi riti e rituali.

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Assolutamente da non perdere è l’ingresso al tempio di Brahma. Per entrare si devono lasciare negli appositi armadietti scarpe, zaini, borse e macchine fotografiche. La scalinata è abbastanza breve e conduce nel piccolo tempio dove un officiante ci porge alcuni fiori gialli. Dopo un veloce rito scendiamo, recuperiamo le nostre cose e grazie alle gentili indicazioni di alcuni uomini riusciamo ad arrivare al Brahma gath.La città santa degli Indù: Puskhar A quel punto un’altro uomo in cambio dei fiori ci porge un piattino pieno di fiori rosa, petali, riso e due polveri: una gialla (curry) e una rossa e ci dice di scendere al gath, dove troviamo un ragazzo che in cambio di un selfie insieme ci spiega quello che dobbiamo fare con quelle offerte: è così che ci ritroviamo ad adagiare dolcemente i fiori nel lago, a lanciare i petali, ad alzare il riso verso il cielo e poi lanciarlo, a bagnare la polvere nel lago e poi lanciarla nelle sue profondità e a sciacquare il piattino, alzandolo prima verso l’alto e  riversando poi l’acqua nel lago (in cambio si deve fare una piccola offerta al tempio). La città santa degli Indù: PuskharAnche se ignoranti di  fronte ai complicati riti induisti e alla loro teologia ci godiamo il momento come non mai. Forse anche per questo che Pushkar, nonostante i ristoranti italiani, nonostante i turisti, è stato il luogo più magico che abbiamo visitato in tutta l’India, dove abbiamo respirato quella misticità autentica, quasi ancestrale che ci ha portato a riflettere molto sulla nascita delle religioni e sulla loro evoluzione. La città santa degli Indù: Puskhar

Oltre al fatto che a Pushkar si può mangiare solo vegetariano infatti siamo stati colpiti da un’altra particolarità per quanto riguarda il cibo: nella città si trovano pochi piatti indiani invece non mancano mai la pizza e le specialità italiane e israeliane, ogni tanto anche quelle spagnole.

Per avere un’ottima visuale sulla città e intravedere anche la periferia vi consigliamo di arrivare a piedi fino al Savitri Temple, dedicato ad una moglie di Brahma. Per visitarlo si deve arrivare alla stazione dei pullman (un piazzale motoso). Dalla strada di fronte, prendere la strada sterrata sulla sinistra (guardando la stazione), poi la prima a desta che è una scalinata, di fronte ad un chioschetto che vende bibite. La città santa degli Indù: PuskharLa scalinata è indicata anche da un cartello con scritto “Way to temple”. In circa quindici minuti si arriva in cima. Il panorama sulla città è stupendo e girando a 360° si possono ammirare le case che mano mano si diradano e si fanno più piccole e la brulla terra semi-desertica intorno.

Sulla alta collina di fronte al Savitri Temple si trova il tempio di un’altra moglie di Brahma, il Saraswati Temple. La città santa degli Indù: PuskharAncora una volta è necessario, dopo aver attraversato tutta la città, inerpicarsi lungo una scalinata infinita che si arrampica ripida tra la scarna vegetazione. Ad un certo punto ci sembra di avere un bacchio sulle spalle con un secchio d’acqua ad ogni estremità e di aver appena iniziato il nostro lungo addestramento presso qualche maestro di arte marziale. Quasi in cima troviamo ad attenderci un gruppetto di scimmie. Si può arrivare in cima anche con la funivia (prezzo 100 Rs a testa), ma noi abbiamo preferito farla a piedi. Il tempio in realtà non sa di molto, circondato com’è da piccole strutture in costruzione, il paesaggio però è molto bello.

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Abbiamo dormito due notti presso il Keshav Palace, a due passi dalla città vecchia e dalla strada principale che avvolge la città santa, ma non ce la sentiamo di consigliarvelo seppure i proprietari siano estremamente gentili la nostra camera presentava alcuni problemi prima su tutto quello della pulizia. Certo è che non dimenticheremo facilmente il figlio del proprietario che sempre educatissimo, nelle ore calde si aggirava portando solo un asciugamano come se fosse dei mutandoni.La città santa degli Indù: Puskhar

Pushkar diventa decisamente affollata quando l’ottavo mese lunare si tiene la tradizionale fiera dei cammelli, una delle più grandi al mondo, che attira cammellieri, abitanti dei dintorni e turisti dal tutto il mondo per assistere alla compravendita di questi animali e alle feste, agli incantatori di serpenti e agli spettacoli intorno al fuoco. Durante i cinque giorni della fiera la tradizione vuole che nella cittadina si riuniscano anche tutte le divinità.

Secondo noi due giorni interi sono il minimo per visitare e respirare il misticismo della città.

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