La città abbandonata di Fatehpur Sikri

La città abbandonata di Fatehpur Sikri, distante appena una quarantina di chilometri dalla caotica Agra lungo la strada per Jaipur, è stata una delle più belle tappe del nostro viaggio in India.

Dopo aver visitato il Taj Mahal si potrebbe pensare di aver visto il meglio, ma Fatehpur Sikri è stata veramente una piacevole scoperta.

La sua storia è bizzarra: costruita a partire dal 1570 da Akbar, nipote di Babur il fondatore della dinastia Moghul, sul sito di Sikri (grazie) località all’epoca nota perché residenza del mistico e astrologo della corrente sufista  Sheikh Salim Chishti.  Akbar si recò per chiedere la grazia di un figlio maschio che non riusciva ad avere: l’erede arrivò così per onorare il mistico Salim decise di costruire la sua capitale proprio a Sikri. In realtà l’area è vicina alla ricca regione del Gurajat che Akbar voleva conquistare e a conquista avvenuta nel 1573 vi insediò numerosi artisti e scalpellini per costruire e decorare la sua nuova capitale: così la capitale divenne Fateh (la vittoriosa) pur (città) Sikri.

Nel 1586 appena terminati i lavori, Akbar e la sua corte abbandonarono la città per non farvi mai più ritorno probabilmente per la carenza di risorse idriche o perché l’epicentro del regno si era spostato altrove. Da allora Fatehpur Sikri fu solo saltuariamente abitata e quindi progressivamente saccheggiata e abbandonata.

Fatehpur Sikri (ingresso 510 rupie senza guida) è il più tipico esempio di città murata Moghul con il suo stile indo-islamico; della città rimane l’enorme area del palazzo, costituita da un susseguirsi di edifici che si affacciano su un’ampie terrazze e cortili, ognuno con un suo scopo preciso.

Poco oltre il palazzo c’è il quartiere sacro (Jami Mashid) dominato dalla meravigliosa moschea costruita sullo stile di quella di Samarcanda, concepita per ospitare fino a 10.000 fedeli (una delle più grandi dell’India) al cui interno si trova la tomba di Sheikh Salim Chishti.

Per accedervi, ovviamente scalzi, si passa sotto una delle due porte monumentali e qui si viene travolti dalla sua bellezza architettonica, ma soprattutto dal turbinio di gente del posto che passeggia, mangia, suona, prega e si spara selfie a ripetizione coinvolgendo i pochi occidentali.

Un ragazzino di circa dieci anni con fare molto professionale che si identifica come: “il guardiano della moschea” si offre di farci da guida gratuitamente, è pure molto preparato e parla un ottimo inglese, ma dopo averci mostrato le sepolture della famiglia reale e altri locali non lo seguiamo più, va troppo spedito e vogliamo goderci lentamente questa atmosfera per noi “domenicale”.

Sta qui la bellezza di questo posto, sembra di trovarsi in una fiera di paese, un grande pic-nic che ti avvolge e incredibilmente ti mette a tuo agio. Fatehpur Sikri non è quindi soltanto un bellissimo sito archeologico, ma anche un’esperienza di socialità indiana.

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