Micene

Siamo in Grecia, nel Peloponneso e più specificamente nell’Argolide, la terra di cui  parla Omero. Il paesaggio è brullo, come ce lo aspettavamo e il caldo è soffocante. Dopo una notte passata sotto un cielo greco da far venire i brividi ci dirigiamo verso le tanto anelate rovine di Micene.La Porta dei Leoni

Guidiamo in quel paesaggio piatto con alcune montagne sullo sfondo, incuriositi da alcune case o chiese in miniatura poste sul lato della strada e quasi increduli di orientarci grazie ai cartelli blu che indicano Tirinto, Argo, Corinto e Micene. Abbiamo passato la notte in un campeggio desolato a Drepano: è il primo anno della crisi Greca e il camping è semi-deserto. La piscina è senza acqua: quando siamo arrivati alcuni bambini giocavano con quello sfondo blu cielo.

Certo la zona doveva essere ben diversa nel 1600 a. C. quando le città menzionate sopra erano importanti centri economici e militari della zona.

Quando raggiungiamo la cittadella di Micene, nonostante avessimo ricevuto più volte il consiglio di visitarla sul presto, il sole è già alto e la fame si fa già sentire. Parcheggiamo in un parcheggio sterrato nei pressi della biglietteria (ingresso 8 euro a testa) e ci prepariamo a calpestare le rovine di Micene, il centro greco per eccellenza dell’età dell’oro.

Micene, il circolo

Dell’antica città rimane solo la cittadella, la parte bassa della città, probabilmente costruita con materiale deperibile, è andata perduta per sempre. Entriamo dalla celebre Porta dei Leoni, il cui architrave è sormontato da una pietra in cui due leonesse, separate da una colonna, si guardano. Ci viene la pelle d’oca mentre la osserviamo con stupore.

Il modo in cui le enormi pietre squadrate sono incastonate tra loro ha qualcosa di poetico. Non per nulla gli antichi credevano che fossero stata opera di Ciclope. Oltrepassata sulla nostra destra troviamo il circolo in cui si trovano alcune sepolture reali, cui però non è possibile accedere e dietro di esse i resti di alcune abitazioni. Salendo ci troviamo nel centro della cittadella, i resti del palazzo (distrutto sembra nel 1200/1100 a. C.) si estendono davanti a noi.

La Porta Posteriore, Micene

Dalla parte opposta c’è un’altra porta (la Porta Posteriore) e una grande cisterna in cui con l’ausilio di una luce è possibile scendere.

Noi da bravi Rintronauti abbiamo cercato di farci luce con il flash della reflex finendo per scattare una pluralità di foto che abbiamo poi dovuto cancellare! Non essendomi premunita di un cappellino inizio ad accusare i sintomi di un colpo di calore, così ci rintaniamo nel fresco e estremamente interessante museo in cui è esposta anche la riproduzione della maschera di Agamennone e alcune tavolette in Lineare B. Poi visitiamo le spettacolari tombe a tholos: il tesoro di Atreo, quello di Agamennone e la tomba di Clitennestra sono incredibilmente meravigliose.

ingresso alla grande cisterna

Il dromos è alto e si restringe avvicinandosi all’entrata. Le pseudocupole sono bellissime. Questi granelli di terra che ora volano sollevati dal vento sono forse stati calpestati da qualche eroico guerriero miceneo, in passato? Non possiamo saperlo, ma questa cittadella, fortificata si dice da Perseo, ha il merito di metterci in contatto con una storia antica di cui ci è arrivato soltanto l’eco.Tesoro di Agamennone

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