Un tuffo nel Mar Morto

Partiamo in direzione Mar Morto dal nostro Salomè Hotel a Madaba dopo una colazione non eccezionale e dopo esserci liberati della gentilissima receptionist. È la metà di luglio (il 16, per la precisione) e non è così caldo come comunemente ci si aspetterebbe in Giordania: alle 9 di mattina se non si sta al sole c’è necessità di una maglietta a maniche lunghe! Comunque saliamo sulla nostra Kia Picanto noleggiata al nostro arrivo in Giordania e mettiamo sul rovinato sedile posteriore il nostro zainetto rosso che ha raggiunto dimensioni abnormi, abbiamo infatti portato anche due bottiglie di acqua dolce, del rubinetto, vi spiegheremo poi perchè abbiamo pensato ci potessero servire.

Mar MortoCasualmente imbocchiamo una strada tanto panoramica quanto poco trafficata (abbiamo incontrato solo un pick up Toyota, di quelli decorati che si vedono qua) che scende molto lentamente verso la depressione del Mar Morto attraversando piccoli campi beduini, quasi ordinati, e mini-villaggetti di pastori. In lontananza scorgiamo qualche frutteto e qualche sparuta vigna. A rendere ancora più suggestiva la nostra discesa verso il Dead Sea  vediamo intorno a noi pastori abbigliati con la tipica kefia bianca e rossa che pascolano i loro greggi di capre e pecore. Il silenzio è spesso come l’aria, salmastra. Più scendiamo verso il basso più lo sferzante e rinfrescante veniticello di Madaba diventa un lontano ricordo.

Mar Morto

La nostra provvidenziale strada ci ha portato proprio all’inizio della parte settentrionale del Mare, in pochi istanti passiamo da una stradina di campagna a una strada con carreggiate ampie a due corsie. Fin da subito ci è stato chiaro che i progetti turistici che avevano provato ad avviare nella zona sono falliti, lasciando strutture abbandonate a deturpare il bellissimo e unico paesaggio. Sembra che solo tre o quattro resort di lusso siano riusciti a sopravvivere e ora si stagliano come un cazzotto in un occhio nel cielo azzurro: monumenti all’ostentazione di ricchezza che discordano tantissimo con la povertà, la semplicità e l’asprezza dell’ambiente circostante.

Alla prima spiaggia libera (vicinissima al nostro punto di ingresso) scendiamo fino alla battigia e ci sentiamo vicini al nucleo della terra come mai prima. La spiaggia è sporca e senza nessun servizio, a parte i diroccati (e suggestivi) baracchini , a nostro avviso abusivi. Non c’è neppure una doccia, i giordani che vengono qua sono costretti a portarsi l’acqua in bottiglia da casa per sciacquarsi subito dopo il bagno. Il vento e i cassonetti senza coperchio, nonché un rapporto diverso con l’immondizia fanno il resto.

Mar Morto Non c’è nessuno. Sono le undici di un mercoledì del mese del Ramadan e non c’è anima viva. Passeggiamo. D’un tratto vediamo sopra di noi una famiglia di beduini che ci osserva curiosa, dopo un po’ se ne va. Risaliamo: una macchina della polizia è venuta a controllare che tutto andasse bene, la nostra unica auto nel parcheggio aveva attirato l’attenzione. In auto superiamo i resort e gli stabilimenti balneari di O-Beach e Amman Beach, entrambi deserti.

Già durante la programmazione del viaggio avevamo i nostri dubbi sul dover spendere 15/20 euro per fare il bagno nel Mar Morto per usufruire di questi due bagni (i più economici, beninteso), ma ora che abbiamo visto che in giro non c’è nessuno siamo sempre più fermi nella nostra idea di fare il bagno free, seguendo lo stile giordano di sciacquarsi con le bottiglie d’acqua. Iniziamo così a cercare un posto lontano da sguardi indiscreti (visto che non c’era nessuno in giro ho pensato di fare il bagno in bikini, se possibile, per non incrostare gli abiti di sale, occhio non vede cuore non duole, dice un vecchio proverbio).

La costa è disseminata da torrette di avvistamento che guardano Israele e la Cisgiordania. Notiamo argutamente che l’impressione è proprio quella di essere in una buca: sulla sinistra (stiamo andando in direzione nord-sud) rossi costoni rocciosi svettano per centinaia di metri sopra di noi, sulla destra il piatto Mar Morto con la sua densa foschia e in lontananza la ripida costa della Cisgiordania. Ad un certo punto come guidati da una forza invisibile ci fermiamo e vediamo il luogo ideale in cui non nuotare: una spiaggetta protetta da un piccolo promontorio e affiancata da un altrettanto piccolo wadi con acqua corrente(!) Cosa si può volere di più dalla vita? Scendiamo e ci buttiamo.

Mar MortoNel Mar Morto si galleggia come tappi di sughero, l’acqua oltre a essere salatissima è anche caldissima (la forte evaporazione è un grave problema per la sua salvaguardia), il sole è cocente. Non ci siamo voluti far mancare nulla e abbiamo sperimentato sia l’acqua salatissima in bocca che negli occhi. Per sciacquarci abbiamo usato l’acqua delle bottiglie e quella dell’utilissimo wadi, ci siamo tolti il sale di dosso senza problemi e la nostra pelle era liscia e leggermente untosa. Con un sorriso a 36 denti per aver risparmiato ed esserci goduti un Mar Morto più autentico abbiamo ripreso la nostra caffettiera ambulante e abbiamo seguito la strada fino al limite meridionale del mare, dove le concrezioni di sale si fanno sempre più spesse e l’acqua è così cristallina che sembra di essere su un atollo sperduto.

Mar MortoScendiamo in alcuni punti per meglio ammirare questo posto unico al mondo: camminiamo su spesse lastre di sale che alcune volte si incrinano sotto il nostro peso, l’impressione è di camminare su lastre di ghiaccio. Poi i morsi della fame e il cocente sole delle 14 ci spingono a risalire in auto fino a che non giungiamo a Mazra’a, l’unico paese che abbiamo incrociato, caratterizzato dalla presenza di bananeti e palmeti.
Per risalire prendiamo la nuova strada panoramica, ci godiamo ancora una volta scorci che rimarranno impressi in maniera indelebile nei nostri ricordi e quando torniamo al livello del mare ritroviamo il piacevole venticello ad attenderci. Ceniamo a Madaba presso l’Ayola Restaurant 23 JD in due (zuppa piatto combinato, baklava, te e acqua).

L’esperienza di bagnarsi nel mar Morto e il panorama sono state impareggiabili, ma questa tappa ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca: sembra che la Giordania miri ad attirare soprattutto turisti danarosi, e a parte i pochi resort di lusso tutto è lasciato allo scatafascio; forse se fossero garantiti più servizi anche per le persone comuni come ad esempio docce sulle spiagge libere e servizi di pulizia delle stesse molti turisti della classe media avrebbero la possibilità di visitare questa splendida terra e di farne un esperienza più vera e autentica e meno artefatta.

Mar Morto

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