La remota Selva Lacandona e il sito di Bonampak

Immaginate una foresta enorme, in alcuni tratti ancora vergine, dove si possono avvistare tucani, scimmie saraguato, giaguari, guacamaya rosse, avvoltoi, aquile, immersi in un mare di piante incredibili e maestose come la ceiba, mogani, palme, liane, e in cui, sparsi in capanne e rari villaggi, vivono ancora le poche centinaia di maya lacandon sopravvissuti alle conquiste, alle guerre e al capitalismo. Questo sogno ha un nome e si chiama Selva Lacandona, la giungla che si estende dal Chiapas al confine con il Guatemala.

Aggiungete poi che avvinghiate in quello spettacolare groviglio di animali e piante si trovano rovine di inconsueta bellezza come la piccola città maya di Bonampak, scoperta dagli occidentali quasi per caso e gli stupefacenti resti di Yaxchilan.

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La Selva Lacandona

La Selva è meta da un centinaio di anni di mayanisti, zoologi e botanici che spesso hanno convissuto con le popolazioni locali per carpirne i segreti e la conoscenza del loro mondo: i maya lacandon hanno infatti un profondo legame con il loro ambiente, in cui sono sopravvissuti senza modificare troppo i loro costumi anche dopo la conquista spagnola. Da qualche anno il turismo si è accorto della pace e delle meravigliose attrattive della zona e così è divenuta oggetto di escursioni in giornata che da San Cristobal de las Casas e da Palenque partono per mostrare ai  viaggiatori i siti archeologici di Bonampak e Yaxchilan. Rarissimi sono i viaggiatori che decidono di giungere in autonomia in questi luoghi remoti e di godersi un paio di giorni nel “nulla”. Dalla Selva passano anche molti backpackers che proseguono o arrivano dal vicino Guatemala.

La vita nella Selva Lacandona scorre tra milpa, piccoli campi coltivati a mais, fagioli e zucche, cabaña e cruzeiro. Non c’è fretta, nessuno corre, i villaggi non hanno un vero e proprio centro, ma sono agglomerati allungati ed estesi. La povertà è diffusa, questa è stata la culla da cui è partita la protesta dell’EZLN, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale che nel 1994 irruppe nelle strade di San Cristobal cercando di attirare l’attenzione sulle condizioni di vita e sulle disparità di trattamento riservate dal governo centrale agli indios.

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Per muoversi, se non si ha un’automobile si deve imparare ad utilizzare il cruzeiro: i collettivi di solito lasciano infatti al cruzeiro, l’incrocio tra la Carettera Fronteriza, la strada che da Palenque porta alla Lacandona e costeggia il confine con il Guatemala, e le strade minori che portano ai vari villaggi. Dal cruzeiro poi si possono prendere taxi privati o collettivi per arrivare alla destinazione finale.

Cosa vedere nella Selva Lacandona

Le cose da vedere nella Selva Lacandona sono molte, ma se come noi avete un paio di giorni a disposizione dovrete fare una selezione: noi abbiamo soggiornato a Lacanja Changsayab e oltre alle mete maggiori come Yaxchilan e Bonampak ci siamo concentrati sulle piccole cose, per assaporare bene il luogo: abbiamo così fatto una breve escursione nella giungla con tanto di tuffo in un invitante fiume, seguendo un sentiero guidato che ha inizio dalla struttura dove abbiamo dormito, abbiamo fatto un giro per Lacanja, giusto per capire la struttura del villaggio e siamo arrivati alla bella cascata, senza però arrivare alle rovine dell’antica Lacanja, difficilmente accessibili senza una guida. L’ingresso per il percorso alla cascata costa 75 pesos (contributo per l’ejidos).

Il sito archeologico di Bonampak

Inizialmente eravamo indecisi se visitare Bonampak: intorno ci sono molti siti interessanti come ad esempio Nuova Palestina, ma alla fine abbiamo scelto questo sito, più conosciuto, perchè abbiamo avuto la fortuna di trovare un passaggio improvvisato.

Arrivati di prima mattina abbiamo trovato il sito praticamente deserto. L’area archeologica è poco estesa, anche se la città che ancora giace sotto la vegetazione e la terra è molto più grande. Visitabile è in pratica solo il grande nucleo cerimoniale a forma piramidale, massiccio e imponente, di grande impatto visivo. All’interno di tre piccole stanze si sono conservati quasi per magia degli splendidi dipinti che con il loro colori vivaci e le loro scene dinamiche e particolareggiate hanno la capacità di riportarci a quando Bonampak era un piccolo centro maya, e il futuro principe veniva presentato alla comunità, a quando sulla piramide si celebravano riti ormai dimenticati, a quando si combattevano battaglie. Le pitture sono superbe e uniche.

Il sito fu scoperto per caso dagli occidentali, mentre era da sempre conosciuto agli indios che continuavano a frequentarlo per motivi di culto. Un giorno portarono Carlos Frey, un obiettore di coscienza americano che da qualche anno viveva con la comunità lacandona, a vedere le rovine. Il ragazzo se ne innamorò e decise di farle conoscere.

Il sito di Bonampak si trova molto vicino a Lacanja Changsayab. Non è possibile giungerci con mezzi propri poichè all’incrocio Bonampak non è possibile proseguire con auto private e si deve prendere un taxi. Noi abbiamo sfruttato il passaggio di un minibus che dal Campamento Rio Lacanja accompagnava dei ragazzi in viaggio con Avventure nel Mondo,e abbiamo speso 200 pesos in due.

Dove alloggiare nella Selva Lacandona

Abbiamo trascorso due notti nel Campamento Rio Lacanja (prenotato su booking, se siete interessati usufruite dello sconto di 15 euro! LEGGETE: 15 EURO DI REGALO SE PRENOTI CON BOOKING.IT), una struttura ricettiva che ha alcuni bungalow senza bagno e con bagno avvinghiati nella giungla. Le camere sono enormi, pulite, dotate di un terrazzino con amaca che da sulla giungla. Il ristorante serve una buona colazione (85 pesos), il pranzo (100 pesos) e una cena leggere (75 pesos). Dal Campamento si può seguire un sentiero guidato nella giungla, dove alcuni cartelli illustrano l’ecosistema e le varie piante, si arriva così ad un torrente affluente del Lacanja, dove si può fare il bagno nell’acqua cristallina (noi ce lo abbiamo fatto). Il sentiero è molto interessante e con delle brevi deviazioni si possono vedere anche i resti di un antica casa maya e la confluenza tra il rio di cui ho parlato sopra e il Lacanja. Alcuni bungalow senza bagno si trovano quasi direttamente sul Lacanja, anche qui è possibile tuffarsi, ma quando ci siamo stati noi la corrente era forte e l’acqua poco invitante.

Il Campamento organizza anche escursioni guidate.

Come arrivare nella Selva Lacandona in autonomia

Stazione collettivi a Palenque

Da Palenque si deve prendere uno dei collettivi che partono da una piccola stazione, collocata dentro un cancello che si affaccia sulla strada, poco prima stazione Ado sulla sinistra venendo dalla carrettera ruinas e andando verso la cabeza. Una volta entrati sulla sinistra c’è un bancone dove fare il biglietto (120 pesos a testa) per Lacanja Changsayab, su richiesta infatti il conducente vi lascerà al centro del villaggio e non al cruzeiro San Javier. Prima di entrare a Lacanja vi sarà chiesto di versare un contributo di 30 pesos per ejidos (la comunità, collettivo agrario).

Per arrivare poi al Campamento Rio Lacanja non essendoci taxi al cruzeiro del villaggio ci siamo indirizzati a piedi lungo la strada sterrata che dopo più di un chilometro ci ha portato alla nostra sistemazione.

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La mattina per muoverci poi dovevamo sempre tornare a piedi a cruzeiro del villaggio di Lacanja, dove spesso si trova un taxi, perchè tirchi (e indipendenti) come siamo abbiamo rifiutato le soluzioni proposteci dal proprietario del Campamento. Non abbiamo avuto però difficoltà, anzi muoverci in autonomia è stato molto bello e ci ha permesso ancora di più di respirare la vita lacandona. Quando siamo venuti via, conoscevamo quasi tutti gli abituè del villaggio!

Per tornare a Palenque ci siamo fatti portare al cruzeiro San Javier e da lì abbiamo preso un collettivo che passava (abbiamo aspettato meno di 5 minuti, ne passano tantissimi!)

Cruzeiro San Javier

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