La Rocca dei Vescovi

La Rocca dei Vescovi si trova in prossimità di Volterra immersa nel bosco del Berignone nelle vicinanze del Masso delle Fanciulle.La Rocca dei Vescovi
La Rocca fu di proprietà dei Vescovi di Volterra che spesso vi si rifugiarono durante le lotte con il Comune. Ad un certo punto della sua storia fu anche un Comune autonomo e fin dalla metà del XII secolo battè moneta. Agli inizi del XIV secolo si spopolò.

Finalmente un paio d’anni dopo aver scoperto della sua esistenza abbiamo trovato la giusta congiuntura astrale per partire alla sua ricerca.

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È una domenica mattina, il cielo è nuvoloso: l’altro Rintronauta è davanti al computer e io sono a farmi il bagno. Attendiamo ancora che due nostri amici si facciano sentire, poiché avevano sostenuto di essere interessati all’escursione. Il tempo passa, le nuvole si diradano, i due amici annunciano di preferire alla scampagnata un po’ di ozio. Prepariamo un insalatona e ci precipitiamo in auto dove fantastichiamo sulle insidie del percorso che dovremmo affrontare: ci immaginiamo immersi nella fitta vegetazione circondati da animali bramosi della nostra carne. Il sito su cui avevamo trovato le poche informazioni sulla Rocca informava che tra andata e ritorno sarebbe occorsa almeno mezza giornata: essendone già trascorsa metà temiamo di dover rioccupare quello che rimane della Rocca per una notte.La Rocca dei Vescovi

Animati da questi dolci pensieri abbiamo percorso la via volterrana fino al bivio Volterra – San Gimignano, a quel punto abbiamo seguito per Mazzolla. Lungo la strada abbiamo potuto ammirare le colline toscane, antichi fondali marini, dune d’altri tempi, litigando come due iene impazzite. Facciamo una veloce sosta nel piccolo borgo di Mazzolla. Le indicazioni che avevamo per trovare la Rocca non erano molte così abbiamo sbagliato strada, ma ce ne siamo accorti solo dopo una ventina di minuti di camminata. Cose da Rintronauti.La Rocca dei Vescovi

Alla fine arriviamo alla catena di cui parlavano le indicazioni, parcheggiamo vicino ad altre auto. Schiamazzi lontani ci accolgono: siamo in un’area attrezzata con tanto di barbecue in muratura, affollata da un sostanzioso gruppo. Un po’ turbati ci sediamo all’unico tavolino rimasto libero e tiriamo fuori dallo zaino le nostre insalatone. Non avevamo ancora assaggiato il nostro pranzo quando i festaioli si avvicinano traballando, portando con loro una damigiana di vino. Ci offrono il vino e della carne alla griglia, guardando con disprezzo i nostri frigover ancora pieni di insalata. Accettiamo il vino ma rifiutiamo la carne, poi finiamo il nostro gustoso pasto e salutiamo i nostri ospiti festaioli e ripartiamo. La nostra attrezzatura da disboscamento si è rivelata del tutto inutile: il sentiero è ampio e battuto con tanto di cartelli per l’itinerario dei due castelli. “Due..??” Ci siamo chiesti guardandoci con aria stupita.

La strada prosegue fin troppo comoda e tranquilla seguendo un torrente fino ad una irta salita che mette alla prova i nostri polmoni.

Quando siamo a circa metà iniziamo a vedere le traccie della rocca o meglio i resti del borgo che si era sviluppato presso la rocca. La Rocca dei VescoviMattoni e pietre sparsi ovunque segnalavano la sua antica esistenza. La strada dopo aver quasi girato intorno alla rocca continua a salire, la seguiamo per un altro po’, per godere meglio del panorama: intorno vediamo solo le cime degli alberi. L’unica traccia della presenza umana sono le pareti della rocca stessa che ancora combattono contro la vegetazione e riescono ad emergervi. Il silenzio di quel panorama è interrotto solo dal lieve fruscio delle foglie mosse dal vento e dalla voce dell’altro Rintronauto che urla e smanacca come un pazzo (come al suo solito). Sazi di quella pace ci siamo diretti verso la rocca con l’altro Rintronauto che imprecava per il piccolo zaino che doveva portare sulla schiena e io che lo deridevo. (Abbiamo scoperto in seguito che l’altro Rintronauto non aveva quasi più ferro nel suo organismo, alla luce dei fatti emersi mi vergogno un po’, ma non più di tanto, per averlo deriso).La Rocca dei Vescovi

Ci inerpichiamo per il sentiero in salita e costeggiamo le maestose mura, entriamo dalla porta principale e ci ritroviamo in un breve corridoio con il soffitto arcuato perfettamente conservato e sbuchiamo di nuovo all’aria aperta. Continuiamo ad arrampicarci un poco e arriviamo in quella che presumibilmente doveva essere la piazza d’armi. Ci voltiamo per avere una visione d’insieme della Rocca: la fitta vegetazione la avvolge in un abbraccio mortale, che ne mina sempre di più la sopravvivenza. Il bosco sembra voglia riprendersi la cima della collina a tutti i costi. Entriamo in alcune stanze ancora accessibili.La Rocca dei Vescovi

Si sono conservati due piani della struttura: uno sotto il livello del terreno e l’altro più in alto (a dimostrazione di come la collina sia stata erosa negli anni). Un bellissimo albero è cresciuto al centro della stanza del piano rialzato. Il suo fusto si è prepotentemente aperto la strada verso la luce attraverso la volta.

Un bell’arco offre uno scorcio fiabesco sulla valle. Esplorata la grotta ci dirigiamo verso il basso, alla ricerca del borgo. Ne troviamo le traccie e poi esausti torniamo sui nostri passi.

Nelle vicinanze si trova Il Masso delle Fanciulle.

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