L’Eremo di Rupecava e il misticismo del Monte Pisano

Eremo di RupecavaIl bisogno di solitudine, ascetismo e contemplazione che in Medio Oriente aveva dato vita al fenomeno degli eremiti, nell’Alto Medioevo si diffuse anche in Europa. L’Italia centrale e il Monte Pisano furono investite in pieno da questo fenomeno: questi primi eremiti si ritiravano in grotte, votando la loro vita alla preghiera e si isolavano dal resto del mondo. Il Monte Pisano fu scelto da molti di loro, soprattutto a cavallo tra l’Alto e il Basso Medioevo, come luogo ideale: offriva infatti solitudine, boschi e numerose grotte ove porre il proprio riparo. A testimoniare questo periodo di brulicante misticismo ci sono alcune antiche vestigia come il borgo abbandonato di Mirteto, l’Eremo della Spelonca e l’Eremo di Rupecava, il più antico degli eremi del Monte Pisano, di cui vi parleremo in questo post.

Posto tra le cime del Monte Tondo e Monte Romagna, l’Eremo oggi giace in stato di abbandono, anche se in occasione della nostra ultima visita abbiamo notato impalcature arrugginite che ci fanno pensare a dei lavori di restauro o quantomeno a dei lavori di consolidamento.

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Il luogo è suggestivo ed affascinante, oltre che per la sua ricca storia anche per i suoi resti. Il complesso è molto esteso, addossato alla parete rocciosa del monte.

I primi insediamenti eremiti in questa zona sembra siano riconducibili al IV secolo d. C. . Questi primi eremiti avrebbero scelto questo luogo già scelto dai pagani per riti rivolti a Bacco e Pan. L’eremo, consacrato poi in monastero agostiniano nel 1214 dal Vescovo di Lucca constatava inizialmente di due grotte, la prima, nei pressi del cancello dove si avevano gli alloggi di questi uomini dediti alla preghiera e ritirati dal mondo, mentre l’altra la più ampia, chiamata grotta della Goccia si contraddistingueva per un tabernacolo. Si riteneva che l’acqua che colava dalla grotta avesse poteri curativo (a noi sono cadute in testa un paio di gocce, speriamo porti bene!).

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Successivamente furono edificate la chiesa (che ospitava una Madonna lignea opera di Andrea Pisano, oggi esposta nella Chiesa di Ripafratta) e le altre strutture tra cui un focolare, alcune edicole, pertinenze ormai quasi del tutto crollate e un pozzo. A testimonianza dell’importanza del luogo, la tradizione e i dipinti della chiesa, di cui rimane solo un lontano eco, vogliono che  Sant’Agostino mentre rientrava dall’Africa dopo la sua conversione si sia fermato qui, dove avrebbe scritto il De Trinitate.

Nel 1750 il monastero fu abbandonato ma fino al 1850 fu abitato da un eremita.

L’eremo ad un primo sguardo sembra chiuso, ma non ci sono cartelli che vietino l’accesso, così dopo esserci guardati intorno non è stato difficile trovare un ingresso secondario (aperto) da cui entrare.Eremo di Rupecava

Come arrivare all’Eremo di Rupecava

L’eremo di Rupecava è raggiungibile a piedi seguendo il sentiero 00 che da Ripafratta conduce a San Giovanni alla Vena. Il sentiero può essere preso a Ripafratta, un modo per vedere lungo il sentiero anche la bella Rocca di Ripafratta (il percorso, che vi consigliamo, è lungo circa 2 km e passa vicino anche ad una delle torri di avvistamento di pertinenza alla Rocca), oppure dalla strada panoramica Silvio Pertini che parte da Molino di Quosa. In quest’ultimo caso si deve parcheggiare l’automobile in corrispondenza del monumento ai caduti, posto subito dopo la curva che aggira Monte Parignana e seguire la segnaletica CAI (1,2 km di distanza).
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