Kotor, un fiordo nell’Adriatico

La luce tenue filtrava dalle persiane chiuse. Fuori un leggero scalpiccio sulla ghiaia mi teneva compagnia. È un attimo, mi sveglio sul serio e mi trovo nella mia camera. Non abbiamo le persiane ma gli avvolgibili. Fuori non c’è nessun ghiaino da calpestare.Kotor

Ma il mio non era solo un sogno: ricordo bene quella grande finestra con gli infissi e le persiane celesti, che faceva trapelare la prima luce del mattino in una camera ampia e scarnamente arredata, le fronde di una palma del cortile che si intravedevano appena. La camera dove dormivamo a Kotor, da Branko, un affittacamere abusivo che avevamo trovato quando ormai credevamo di non aver più speranza di dormire in un letto. Quando ci disse il prezzo ci conquistò: 10 euro a testa per una camera matrimoniale con bagno in comune. Oltre a ciò compreso nel prezzo avevamo il parcheggio di fronte al cancello e l’uso del moletto privato anch’esso antistante all’ingresso. Da quel piccolo molo in cemento potevamo vedere la splendida baia con le sue numerose insenature e il mare azzurro che scintillava così tanto da sembrava di essere in un film di animazione, le montagne circondavano la baia su ogni lato. Un piccolo fiordo adriatico.

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Da Branko divenne la nostra base per esplorare il Montenegro: da lì andammo a Stari Bar, Sveti Stefan e a Budva. Kotor era abbastanza vicina, ma dovevamo raggiungerla in automobile e l’unica strada che fa il giro intorno alla baia era molto stretta, spesso si creavano dei rallentamenti, soprattutto a causa di pullman e dei trattori che complicavano ancora di più il puzzle del traffico montenegrino.

Kotor è una città storicamente legata all’Italia, fu infatti accolta nei domini della Repubblica Veneziana nel 1420, per evitare di essere conquistata dall’Impero Ottomano, e vi rimase fino agli ultimi anni del XVIII secolo.Kotor

La città è piccola e racchiusa dalle imponenti e ben conservate mura veneziane. Passeggiare tra le sue viuzze intricate con il selciato in pietra, sedersi in uno dei suoi caffè e girottolare alla ricerca delle traccie del suo passato è molto piacevole. La brezza marina non riesce a penetrare la cerchia muraria e solo l’ombra delle abitazioni e l’acqua spruzzata dai ventilatori dei bar ci davano un po’ di refrigerio. Guardando in alto, oltre al limpido cielo azzurro, vedevamo il leone di San Marco su alcuni edifici. C’era calma e tranquillità e ogni tanto incontravamo qualcuno che parlava italiano. I ristorantini offrivano buon cibo, anche se il migliore che abbiamo trovato, su consiglio di uno dei figli di Branko era al di là delle mura, lungo la baia: i tavoli erano apparecchiati su un piccolo molo direttamente sul mare, i camerieri attraversavano la strada per servirci le portate. Lì abbiamo assaggiato un’ottima zuppetta di mare e i calamari ripieni di prosciutto e formaggio. Una delizia per il nostro palato.

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Fuori dalle mura si potevano vedere ancora palazzi semidistrutti e bruciati.Kotor

Una mattina decidemmo di salire fin sulla fortezza (costo 2 euro), da essa ci separavano ben 1350 gradini. Una bella faticaccia, ripagata dallo splendido panorama sulle bocche di Kotor: le montagne scendevano a picco verso il mare, un surreale paesaggio alpino-marino che ci lasciò senza fiato.

Da lassù potevamo vedere il nostro moletto da cui con molta probabilità ci saremmo tuffati da lì a qualche ora. Qualche barca con la vela bianca era ormeggiata in mezzo alla baia, un traghetto se ne andava lentamente. In cima alla fortificazione una bandiera montenegrina con i suoi colori accesi sventolava nel cielo quasi limpido. Questo è il Montenegro che non dimenticheremo mai e che se non fosse stato per la sveglia mi sarei sognata questa mattina.

Kotor

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