Gerusalemme

Gerusalemme, la città santa per antonomasia, dove coesistono più o meno pacificamente le tre religioni monoteistiche più importanti del mondo, un nome che solo a pronunciarlo evoca la storia dal sapore antico ma anche moderno; un sogno per ogni viaggiatore che per noi è diventato realtà. Ecco la nostra esperienza di 5 giorni a Gerusalemme.

Moschea Al Aqsa, Monte del Tempio, Gerusalemme


Arriviamo a Gerusalemme con un minibus- taxi collettivo (sherut) dall’aeroporto Ben Gurion terminale 3 a Tel Aviv (siamo arrivati al Terminale 1 e poi abbiamo preso la navetta gratuita che ci ha portato al terminale 3. Davanti all’uscita dell’aeroporto ci sono numerosi sherut, noi avevamo pochi soldi contanti ma non ci hanno dato il tempo di andare a prelevare, ci hanno fatto cambiare minivan ben 3 volte, per trovare la giusta combinazione in base alle destinazioni dei passeggeri e per tre volte abbiamo dovuto controllare che non ci scambiassero le valige. Il tragitto Tel Aviv – Gerusalemme è breve,ci vuole circa un’ora a seconda del traffico per percorrere tale distanza.

Durante il viaggio iniziamo a contare tutti gli spiccioli che abbiamo e arriviamo quasi alla cifra pattuita, una brutta frenata però ci fa cadere i soldi (da veri rintronauti) e tra risate e le imprecazioni dell’altro rintronauta riusciamo a recuperarne una buona parte. A cenni il nostro autista arabo ci fa capire che siamo arrivati, mortificati gli porgiamo la manciata di spiccioli che ci sono rimasti e l’autista un po’ contrariato ci fa cenno di scendere. Siamo a un paio di minuti a piedi dal The Jerusalem Little Hotel su Jaffa Road, andiamo alla reception che si trova nell’Ostello attiguo all’hotel. Saliamo in camera che è spaziosa e pulita, il personale cordiale e disponibile ci spiega, come già sapevamo, che essendo venerdì pomeriggio è quasi tutto chiuso. Posiamo i bagagli, ci facciamo una doccia veloce ed usciamo in esplorazione.

Percorriamo Jaffa Road, entriamo dalla Porta di Giaffa nella città vecchia, c’è fermento, gli ebrei sono ben vestiti e camminano veloci per arrivare al muro del pianto. Ai turisti non è concesso l’accesso, guardiamo dall’alto attraverso una ringhiera arrugginita, sta scendendo la notte, vediamo poco, la folla si accalca verso il muro, tutti sono vestiti di nero, l’unica nota di luce è data dalle camice bianche che indossano sia gli uomini sotto i loro completi neri, sia le donne sotto i loro vestiti lunghi fino il ginocchio o sotto i tailleur con sotto scarpe basse tipo ballerine e i capelli raccolti. Siamo affamati, usciamo dalla città vecchia e girovaghiamo alla ricerca di un ristorante. Quando ormai avevamo perso le speranze giriamo in un vicolo e troviamo una piazzetta con un paio di pub all’aperto, il menù è limitato, ordiniamo due hamburger e rifocillati ripartiamo per una passeggiata.

Vicolo a Gerusalemme

2° giorno Il giorno successivo partiamo dopo una breve colazione sul terrazzo del hotel. È mattina presto, nella città vecchia è sempre tutto chiuso. Ci dirigiamo alla Basilica del Santo Sepolcro e seguiamo la via Crucis all’incontrario, lungo il nostro cammino troviamo orde di fedeli (per lo più italiani e spagnoli) che con la croce sulle spalle ripercorrono il presunto cammino di Gesù prima di essere crocefisso e sepolto. La città è bianca e luminosa, il sole inizia a bruciare anche se l’aria rimane fresca. Passiamo davanti alla Chiesa di Sant’Anna, dove si dice sorgesse la casa dei genitori della Vergine Maria e usciamo dalla Porta dei Leoni per andare sul Monte degli Ulivi. Sicuramente sarebbe stato più comodo prendere un autobus o un taxi ma la nostra proverbiale taccagnaggine (avarizia) e la voglia di non prendere nessun particolare ci convince, come al solito, a camminare.

Data la folla che si accalca al cancello decidiamo di non visitare l’Orto dei Getsemani (era il luogo di ritrovo di Gesù con i suoi discepoli e molto probabilmente fu lì che venne arrestato dopo il tradimento di Giuda). Iniziamo a salire per raggiungere la sommità del monte, il sole ci brucia la pelle ma c’è un venticello fresco che ci spinge a coprirci con il foulard (utilissimo non solo per proteggerci dall’aria fresca ma anche per coprirsi le spalle o la testa a seconda dei luoghi).

 

Mentre saliamo incontriamo sulla nostra sinistra la chiesa dell’Ascensione, ci fermiamo, il panorama è bellissimo: le mura bianche di Gerusalemme e la cupola della roccia dietro di esse. Sulla destra c’è il cimitero più antico del mondo: si susseguono tombe in pietra a perdita d’occhio, non sono fiori sopra le tombe ma sassi, secondo l’uso degli ebrei. Continuiamo a salire e incontriamo la Cappella russa dell’Ascensione, ci fermiamo a riprendere fiato. Iniziamo ad avere fame ma non troviamo nessun posto dove poter mangiare. Lungo la strada spuntano numerose piante di capperi fiorite.

Rientriamo dentro la città passando di nuovo dalla Porte dei Leoni e ci dirigiamo verso la Porta secondo noi più pittoresca dei Gerusalemme quella di Damasco (o porta di Nablus). Sia dentro sia fuori le mure in prossimità di questa porta ci sono banchi e bancarelle colorate che vendono di tutto con ombrelli e tendoni per ripararsi dal sole. Davanti alla porta c’è una scalinata dove molti palestinesi si fermano a mangiare e dove i bambini giocano.

Porta di Damasco, Gerusalemme

Torniamo dentro la Città Vecchia ed entriamo a vedere il muro del pianto. Prima di entrare è necessario passare sotto un metal detector, vengono controllate borse e macchine fotografiche. Riusciamo a passare senza problemi, mentre scendiamo la lunga scalinata che ci porterà davanti al muro del pianto, un bambino ebreo inizia ad additarmi e mi urla contro, io non parlo l’ebraico e non capisco, fortunatamente interviene il padre che gentilmente mi spiega che gli ebrei non gradiscono essere fotografati mentre si accingono a pregare davanti al muro. Ripongo così la macchina fotografica nella sua custodia non senza rammarico. Posso accedere solo alla parte del muro riservata alle donne, la più piccola, mi copro con il mio foulard e mi avvicino. Infilati nel muro tra le grosse pietre ci sono tantissimi fogliettini ripiegati e arrotolati, le donne pregano mentre oscillano avanti e indietro, talvolta si fermano baciano il muro e iniziano di nuovo ad oscillare. L’altro rintronauta invece si dota di kippah usa e getta che distribuiscono prima di entrare al muro occidentale e si gusta da solo il muro del pianto accessibile agli uomini. Il muro occidentale è chiamato muro del pianto perché gli ebrei vi andavano a piangere la distruzione del Tempio, infatti il muro era un muro di sostegno esterno della spianata ove era stato eretto il Secondo Tempio.

Muro del Pianto, Gerusalemme

Scegliamo di tornare vero la porta di Giaffa e di costeggiare per quanto possibile le mura della città vecchia, tagliamo poi per Habad Street e arriviamo alla passeggiata sui tetti consigliata dalla Lonely Planet che non regge le nostre aspettative. Dalle grate sui tetti intravediamo il mercato della città vecchia.

La stanchezza si fa sentire e decidiamo di tornare in hotel, ma dopo essere usciti dalla città vecchia ci dirigiamo verso King David Street, e passiamo davanti all’imponente YMCA Three Arches, progettato dall’architetto dell’Empire State Building. Giunti a quel punto, anche se distrutti continuiamo in direzione del quartiere Yemin Moshe per vedere il mulino a vento Montefiore, che doveva far parte di un progetto di macinatura a livello industriale pensato da Montefiore ma che non fu mai realizzato. È strano vedere questo mulino solitario, sembra che sia stato messo lì temporaneamente. Cogliamo l’occasione per goderci la bellissima vista delle mura di Gerusalemme e torniamo verso l’hotel.

Mulino Montefiore, Gerusalemme

Durante il tragitto troviamo una vecchia stazione ferroviaria ristrutturata e riutilizzata come luogo di intrattenimento per adulti e bambini. Quando scendiamo per cenare è ancora tutto chiuso, siamo stanchi. La nostra cena sarà in camera con crekers, formaggio, una sorta di insaccato e yogurt, il tutto comprato in un supermercatino aperto 24 ore su 24.

3° giorno Il giorno seguente usciamo presto: vogliamo andare al Monte del Tempio o Al-Haram ash-Sharif. L’ingresso per i non fedeli è dalla Porta dei Mori (nella Piazza del Muro del Pianto) e la domenica apre alle 7,30. La città vecchia ancora dorme, è presto e i negozi sono chiusi, ci emozioniamo a pensare che tra poco saremo in un luogo così importante per il Medio Oriente e per due delle tre religioni monoteistiche più diffuso al mondo. Accelleriamo il passo, contrariamente alle nostre aspettative ci sono già diverse persone in fila. Numerosi sono i controlli che si devono passare: perquisizioni, il controllo dei documenti e metal-detector (questa zona è sotto il controllo palestinese) e quello di indossare abiti decorosi. Dopo più di un’ora di fila, attraversiamo la passerella in legno che passa sopra il Muro del Pianto, davanti a noi si apre uno spettacolo che ci toglie la parola: una spianata lastricata dove regna la pace e il silenzio, sulla destra la Moschea Al-Aqsa, di colore bianco sporco, con porte e tetto color verde scuro. Vicino alle porte ci sono anziani e giovani che, a gambe incrociate, leggono il corano. Proprio mentre passavamo lì davanti due ragazze mussulmane ci corrono dietro e mi dicono che avevo inavvertitamente lasciata scoperta una parte di schiena, sono mortificata, oltre alla gonna lunga fino ai piedi ed alla maglietta a mezze maniche ed un golfino leggero a maniche lunghe avevo messo sulle spalle anche un foulard) mi aiutano a sistemarmi, salutiamo e continuiamo il nostro giro.

Vista dal percorso sui tetti, Gerusalemme

La Moschea Al-Aqsa è il terzo luogo sacro per i mussulmani: il suo nome significa più lontano, è stata individuata infatti come la moschea in cui Maometto compì l’isa (un viaggio notturno) prima di ascendere al cielo.

Dopo qualche passo vediamo la dorata Cupola della Roccia che splende nel cielo azzuro incorniciata dai cipressi. È un edificio bellissimo a base ottogonale, decorato con mosaici e versetti del corano il tutto su tonalità del bianco, del blu, del giallo e del verde. L’interno è accessibile soltanto a coloro che professano la fede islamica, pertanto non possiamo entrarvi. La Cupola della Roccia custodisce al suo interno la pietre sulla quale Maometto si trovava quando iniziò ad ascendere al cielo (miraj) e sulla quale pare sempre sia visibile l’impronta del piede del Profeta. Ma è anche un luogo sacro per gli ebrei in quanto costituisce il centro del mondo in cui le anime saranno pesate durante il Giudizio Universale, inoltre sulla lastra di pietra custodita al suo interno, secondo la tradizione ebraica, il patriarca Abramo stava per sacrificare Isacco, suo figlio.

GerusalemmeMentre passiamo davanti ad una delle nove porte da cui è possibile uscire vediamo alcuni chassidim scortati da poliziotti palestinesi che urlano e spingono, dopo una breve rissa vengono accompagnati fuori.

Decidiamo che è giunta l’ora di uscire da questo luogo sacro per le tre principali religioni monoteiste. Usciamo in prossimità della Porta di Damasco. Girovaghiamo per Gerusalemme est, facendoci trasportare dai colori affascinanti e brillanti, da suoni a noi sconosciuti e da aromi gustosi e deliziosi. Usciamo dalla città vecchia e andiamo al mercato Mahane Yehuda (controllate gli orari d’apertura) un mercato in cui è possibile trovare frutta secca, the, infusi, spezie disposti in grandi ciotole di metallo o in grandi ceste, oltre a qualsiasi tipo di genere alimentare. Molto carino, anche se a nostro avviso i mercati arabi sono più affascinanti! Torniamo verso la città vecchia passando dalla particolare chiesa etiope, al cui interno il pavimento è ricoperto di tappeti e si deve accedere senza scarpe. Ceniamo con delle ottime falafel vicino all’hotel, facciamo un giretto e decidiamo di riposarci domani ci aspetta una giornata altrettanto impegnativa!

4° giorno Al mattino partiamo di buon ora dopo una breve colazione fai da te sul terrazzo dell’hotel girovaghiamo per Gerusalemme Est finché non troviamo la Tomba del Giardino (al di fuori delle mura della città), un posto unico, isolato da tutto ciò che lo circonda, caratterizzato da calma e silenzio. La Tomba del Giardino è stata individuata come uno dei probabili luoghi dove Gesù è stato crocefisso, sepolto e risorto, in alternativa alla Basilica del Santo Sepolcro.

Tomba del Giardino, Sepolcro, Gerusalemme

L’ingresso è gratuito, è richiesta una cauzione per l’audioguida disponibile in diverse lingue (anche in italiano), davvero molto utile e carina. La pace che regna in questo giardino è contagiosa, ci godiamo minuto per minuto la visita, ci sediamo sulle panchine e ammiriamo i fiori e l’apertura della tomba da cui rotolò la pietra a causa del terremoto. Non sappiamo neppure più in che città siamo. Ci fermiamo a lungo, ci riposiamo e facciamo uno spuntino. Ringraziamo i gentili addetti che ci hanno accolto e lasciamo un’offerta per aiutare a mantenere il bel giardino! Continuiamo a girovagare per un paio di ore nei dintorni e rientriamo dalla porta di Damasco nella città vecchia. Ci immergiamo nuovamente in odori, colori e rumori inebrianti.

Il lunedì pomeriggio tornando verso il nostro hotel vediamo che i bar e i caffè sono chiusi, non capiamo cosa sia successo finché, spulciando nella guida, scopriamo che è il nono giorno di Av (Tish’a B’Av), il giorno in cui gli ebrei ricordano la distruzione del tempio di Gerusalemme, cade ogni anno in giorni diversi, pertanto vi consigliamo di controllare prima di partire . Decidiamo di tornare al nostro supermecato aperto 24 ore su 24 e di comprare quello della volta precedente.

5° giorno Il giorno seguente lo abbiamo trascorso a Betlemme e ne parleremo di un post a parte, ci dispiace solo non avervi passato qualche giorno.

6° giorno L’ultima giornata a Gerusalemme decidiamo di passarla a visitare lo Yad Vashem un museo-monumento commemorativo per ricordare i milioni di ebrei perseguiti ed uccisi dai nazisti. L’edificio in cui ha sede il museo è stato progettato dall’architetto Moshe Safdie ed ha una particolare forma triangolare (che rappresenta la parte inferiore della stella di David in quanto scamparono ai nazisti solo la metà della popolazione ebrea).

 

Yad Vashem, Gerusalemme

Prendiamo il tram, scendiamo alla fermata dello Yad Vashem e ci incamminaimo, in 10 minuti a piedi raggiungiamo il centro visitatori. Dentro al museo ci sono ebrei di ogni nazionalità che piangono e pregano, sofferenti per quello che è accaduto al loro popolo più di 60 anni fa. Questo spettacolo, che a livello architettonico e scenografico è davvero affascinante, contrasta con il trattamento che gli israeliani riservano ai palestinesi e a tutti coloro che ritengono sospetti. Chi piange per le sofferenze e le atrocità perpetuate da un popolo nei confronti di un altro dovrebbe non farsi portatore a sua volta di violenza ma dovrebbe capire come sia difficile lasciare la propria casa perchè costretti dai militari e da ordinanze politiche, dovrebbe sapere come sia doloroso piangere giovani uomini e giovani donne, bambini e anziani quando si potrebbe convivere pacificamente. Oltretutto siamo reduci da un recente viaggio in Polonia in cui abbiamo visitato i campi di concentramento di Auschwitz, di Birkenau e del più suggestivo e meno turistico Majdanek, sono fresche nella nostra memoria le sofferenze perpetuate agli ebrei ma questo monumento commemorativo ci sembra davvero troppo.

Ce ne andiamo scioccati e disgustati da questo duplice sentimento che anima molti israeliani, una contraddizione che emerge pienamente nel Poeta di Gaza di Yishai Sarid e in alcuni libri di Abraham B. Yehoshua. Lasciamo Gerusalemme con il rimpianto di non aver capito ancora il conflitto che dilania questa terra da molti, troppi anni ormai. Il nostro viaggio è iniziato prima di partire, ho letto romanzi di israeliani e di palestinesi e ho continuato a leggere letteratura palestinese e israeliana per un bel po’ ma non sono riuscita ancora a comprendere pienamente questo sentimento dilaniante che divide questi due popoli. Il nostro viaggio non è ancora finito domani partiamo alla volta di Masada!

Gerusalemme

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