Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d’Elci

Attraverso i sentieri che solcano un territorio è possibile respirare la storia, quella vera fatta di paesaggi, persone, sentimenti e azioni. La scorsa domenica abbiamo camminato su percorsi quasi sconosciuti alla scoperta della silenziosa Val di Cecina, immersi nei boschi che ospitarono e che furono teatro di combattimenti dei partigiani, per poi proseguire alla ricerca di uno stabilimento termale ormai abbandonato e di un castello antichissimo di cui oggi rimangono solo le rovine. Un percorso bello e affascinante che ci ha fatto apprezzare e conoscere ancora di più la Maremma Pisana, idilliaca campagna toscana.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, il Capanno dei Partigiani

L’escursione si snoda tra i boschi di cerri e di lecci che ricoprono le colline, ogni tanto tra gli alberi si aprono bei panorami della zona. I numerosi ruderi dei poderi che incontriamo ci testimoniano la passata destinazione agricola dell’area, di cui ormai sono quasi l’unica traccia. Gli abitanti della zona nascosero, accolsero e aiutarono i gruppi partigiani che operarono nella zona del Carline, dove operò anche lo scrittore Carlo Cassola. Il capanno dei partigiani, restaurato a ricordo dell’azione partigiana, fu occupato per difendersi dall’attacco di truppe fasciste da un gruppo di combattenti che poi decise di rimanervi. Il capanno dei Partigiani fu utilizzato dalla 23° Brigata Garibaldi “Guido Boscaglia”.

TI PIACCIONO I LUOGHI ABBANDONATI? LEGGI: #MYABANDONED PLACES: LUOGHI ABBANDONATI IN TOSCANAEscursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, il Capanno dei Partigiani

Durante il percorso abbiamo poi visitato le terme delle Galleraie, antiche terme conosciute già in epoca etrusca. nel XIX secolo vi fu costruito uno stabilimento termale, restaurato poi nel 1987 ed oggi nuovamente in stato di abbandono. L’ingresso è segnalato da un cancello chiuso (sulla destra c’è un passaggio pedonale aperto) che porta in un ampio giardino abbandonato. Il sentiero è ancora libero di vegetazione, per cui l’accesso al complesso è agevole. La struttura è enorme, sembra sia stata abbandonata da poco, in terra alcuni fogli datati 2002 ci fanno intuire che l’abbandono è stato veramente recente. Divanetti, macchinari, bar sempre corredati da bottiglie, il luogo sembra appena abbandonato ed è un po’ spettrale, ma esplorarlo è molto divertente.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, vista del castello d'Elci

L’ultima tappa dell’escursione è stato il castello d’Elci, di cui si hanno tracce precedenti all’anno 1000. Fu uno dei centri abitati più popolosi e importanti della zona di Radicondoli, proprietà della famiglia Alberti e poi dei Pannocchieschi, fu distrutto due volte dai senesi nel corso della sua storia. Oggi rimangono oltre i resti della chiesa di sant’Antonio da Padova e del cassero, alcune case semi-crollate del borgo che sorse ai piedi del castello.

Il sentiero purtroppo non è segnato e neppure molto frequentato (non abbiamo incontrato anima viva!) quindi è necessario seguire con attenzione le nostre precise indicazioni per non perdersi.

LEGGI ANCHE: TOSCANA UNDERGROUND, I SEGRETI DEL SOTTOSUOLO

Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d’Elci: il sentiero, indicazioni

Siamo partiti dall’immensa villa-fattoria di Anqua, costruita nel 1572 dai Pannocchieschi d’Elci. Abbiamo parcheggiato l’auto subito prima dell’inizio della fattoria, nei pressi di una cabina elettrica e di una croce, posti in cima ad una strada bianca che scende verso la valle. Abbiamo seguito la strada in discesa che ci ha condotto ad un guado di cemento del Riomaggio, piccolo torrente dalle acque cristalline. Oltrepassato il guado vi troverete di fronte al cancello di una splendida villa, seguite il percorso sulla sinistra.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, fontanella di acqua non potabile

Il sentiero inizia a salire, oltrepassiamo una sbarra che introduce al Parco del Carline. Ignoriamo il primo incrocio sulla destra (Podere Falisei), dopo 150 metri all’incrocio successivo manteniamo invece la destra (al ritorno arriveremo dalla strada a sinistra). Osserviamo una vecchia postazione di perforazione e svoltiamo a destra poco dopo aver superato un vecchio rudere (lasciamo il sentiero B2 per il B7). Finalmente giunti al vecchio Podere Santa Margherita la strada si fa un po’ pianeggiante (anche se per poco!). Proseguiamo lungo il sentiero B7, di nuovo in salita, (quello su cui eravamo, non svoltiamo a destra dopo il podere) fino a che non giungiamo ad una ampia curva di una strada bianca sulla destra e dopo circa 300 metri seguiamo le indicazioni per il capanno dei partigiani (svoltiamo a sinistra). Dopo circa 1 km scorgiamo il capanno dei partigiani, una struttura in muratura, restaurata a testimonianza della loro opera coraggiosa, e una fontanella di acqua potabile dove è possibile rifornirsi di acqua. Seduti ai tavolini all’aperto ci rifocilliamo in mezzo ai fusti degli altissimi cerri, adornati solo da qualche verde germoglio. Ripartiamo e superiamo alcune lapidi che riportano il nome di alcuni combattenti che hanno voluto essere sepolti tra questi boschi in cui hanno lottato, sofferto e gioito.

Il sentiero prosegue in discesa e ci conduce ad una catena. Una volta superata ci teniamo sulla sinistra. Dopo un po’ incontriamo un grande agriturismo sulla destra ed una fontanella di acqua non potabile sulla sinistra. Proseguiamo in discesa tenendo la destra fino a giungere al ristorante di Porcignano.Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, le Terme delle Galleraie Superatolo dopo circa 1 km raggiungiamo un’altro bivio (11 km percorsi dall’inizio), dove svoltiamo a destra per vedere le Terme delle Galleraie. Una volta visitate torniamo sui nostri passi fino al bivio precedente e proseguiamo a diritto. la strada è pianeggiante e comoda e ci conduce al cimitero d’Elci e alla cappella attigua. Da lì si vede il castello d’Elci, da cui ci separano solo pochi minuti di cammino. Ci arrampichiamo fino all’antica chiesetta senza tetto dedicata a san Antonio da Padova ed al cassero. Raccogliamo del timo selvatico e facciamo una breve pausa nel prato sotto il cassero. Ormai l’escursione è giunta alla fine: torniamo al vecchio cimitero e prendiamo la strada che ora è sulla nostra destra, dopo un poco chiudiamo il nostro anello (al bivio di cui abbiamo parlato prima) e torniamo sui nostri passi fino all’automobile.

 

Ringraziamo il sito La ‘arrozza der Gambini che ci ha fatto scoprire questo itinerario!!

Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, fontanella potabile nei pressi del Capanno dei Partigiani
Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, interno delle Terme delle Galleraie
Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, interno delle Terme delle Galleraie Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci, interno delle Terme delle Galleraie Escursione tra i boschi dei partigiani alla ricerca del Castello d'Elci

 

I commenti sono chiusi.