Bitola

Arriviamo a Bitola (Macedonia, FYROM) dalla Grecia: la vista della frontiera ci riporta indietro alla fine degli anni ’70, non tanto per la presenza della dogana, a cui noi Europei ci stiamo sempre più disabituando, ma perchè i baracchini che la compongono con il loro color marrone sembrano decisamente di quel periodo.

Sbrighiamo abbastanza velocemente le formalità burocratiche da entrambe le parti, anche se la parte macedone ci trattiene un po’ di più: devono farci un visto, su un cartoncino bianco, ma soprattutto alla macchina davanti alla nostra trovano qualcosa che non va e quindi dobbiamo attendere i chiarimenti del caso. Quando tutto è pronto sfrecciamo via urlando : “Siamo in Macedonia!”. In effetti temevamo che passare la frontiera sarebbe stato un poco più complicato vista l’inimicizia che intercorre tra i due paesi per le questioni riguardanti il nome e la bandiera.

BitolaPer questo motivo in Grecia non abbiamo trovato nessun cartello che ci indirizzasse verso la frontiera.

Guidiamo in direzione del lago di Ohrid, tanto decantato dalla guida, mentre alcuni immensi nuvoloni neri ci raggiungono. Il lago è affollato di vacanzieri: questo è il mare della Macedonia (FYROM). Lungo il lago ci sono hotel, ristoranti, discoteche e locali, ragazzi e famiglie attraversano la strada incuranti delle auto in fila. In un attimo ci troviamo imbottigliati: dovevamo parcheggiare prima. Siamo disorientati da tutta quella confusione, sembra di essere a Rimini.

Ci guardiamo intorno incuriositi quando ad un tratto un fragoroso tuono ci fa sobbalzare. Iniziano a cadere goccioloni grossi come chicchi d’uva che si infrangono su vetri, sulla spiaggia e sull’asfalto. La gente inizia a fuggire in ogni direzione (ci meravigliamo che nessuno decida di scavalcare la nostra auto) e si rintana nelle macchine che contemporaneamente si riversano sull’unica strada. Il risultato è un ingorgo memorabile che ci fa così perdere quasi tre ore. Lo prendiamo come un segno del destino e facendo un giro panoramico fuggiamo da quel lago chiassoso e torniamo verso Bitola, la terza città della Macedonia.

Lago di ohrid

La prima piazza che vediamo è polverosa e un gruppo di bambini gioca scalzo tra i sassi. Qua non è piovuto. Poco dopo ci fermiamo ad un semaforo rosso: mi volto e richiamo l’attenzione dell’altro rintronauto: un bel cavallo marrone scuro sta mangiando direttamente dal cassonetto della spazzatura. È libero e solo. È un cavallo randagio. Cerco di fotografarlo ma sono troppo lenta, scatta il verde e ce lo lasciamo dietro le spalle.

Girottoliamo in auto nella periferia fatta di case a due piani spesso malmesse e stradine un po’ asfaltate e un po’ no. Non troviamo indicazioni per hotel o B&B quindi ci mettiamo a cercare alcuni posti per dormire consigliati dalla Lonley Planet: non abbiamo una mappa dettagliata e quindi ci troviamo in difficoltà. Ad un certo punto troviamo un ragazzino che parla un poco di inglese e che prede a cuore la nostra causa: ferma un tassista e gli chiede di farci da guida per raggiungere il B&B, il tassista accetta e noi lo seguiamo con la nostra auto. Quando arriviamo ringraziamo il volenteroso macedone e cerchiamo di lasciargli una mancia, lui rifiuta indignato così ce la facciamo solo a lasciargli un paio di sigarette.Bitola

Purtroppo il B&B è al completo. Anche la signora si intenerisce (abbiamo un’aria così smarrita?) e chiama una sua amica che affitta delle camere (Via Appartaments). L’amica arriva in bicicletta, ci dice dove parcheggiare l’auto e ci conduce in centro a piedi (è zona pedonale).

La casa è violetta ed ha un piccolo giardino, è estremamente curata e carina ed è a due passi dal centro. La camera ci costa 10 euro a notte a testa, ha il WI-FI gratuito e la colazione. La signora ci offre un caffè e ci intrattiene illustrandoci le attrazioni della città. La sera ceniamo in un ristorantino di fronte alla torre dell’Orologio. Il menù era scritto solo in macedone, così abbiamo non poche difficoltà ad ordinare, alla fine ci decidiamo indicando un’immagine sul listino: un vassoio di fritto. Ben presto scopriamo che avevamo ordinato una valanga di tre tipi di formaggio (neppure molto buoni) fritti. Davanti a quel vassoio ci promettiamo solennemente di andare solo in ristoranti che abbiamo il menù anche in inglese (cosa che in realtà non avverrà vedi Sirince).Ristorante, Bitola

Il centro è molto carino e curato: sul corso centrale, la cui pavimentazione è stata rifatta, si affacciano negozi internazionali e non, la maggior parte dei quali ha nel nome la parola Italian o Italy. Questo fatto contribuisce ad alzare il morale della nostra piccola truppa (siamo in due): camminiamo a testa alta tra i macedoni che affollano il corso e ci chiediamo se dal nostro impeccabile stile riconosceranno che la nostra madrepatria è l’Italia. mercato di BitolaPasseggiamo intorno alle moschee e sotto la Torre dell’Orologio, che troviamo chiusa.

La città vecchia è decisamente più affascinate e ci rivela il suo passato ottomano, i suoi vicoletti ci riportano ad una Bitola sede di rappresentanze diplomatiche e ambascerie, elegante e turca. Il mercato (Stara Carsija) è grande e ospita moltissime bancarelle e negozietti, ci disperdiamo tra la folla senza riuscire bene a mescolarci. L’atmosfera è rilassata e piacevole ed è veramente strano pensare di essere sempre in Europa. Compriamo alcuni barattoli di miele da un banco che vende solo quello, li porteremo come regalo ad amici e conoscenti.

miele, Bitola

A piedi raggiungiamo uno dei siti archeologici più importante della Macedonia: Heraclea Lyncestis, centro commerciale importante sulla via Egatia fondata da Filippo II di Macedonia e poi conquistata dai Romani. Il sito è piccolo, per ora sono state ritrovate le terme, l’anfiteatro oltre a due basiliche paleocristiane e il palazzo Episcopale che conservano degli splendidi mosaici policromi che raffigurano temi paleocristiani e molti animali della regione. L’area è sempre sottoposta a scavo ed è quindi possibile vedere gli archeologi intenti a togliere e disegnare strati di terra. L’entrata costa circa 1,70 euro, ma se volete portarvi la macchina fotografica dovrete sborsare quasi 9 euro! Quando sentiamo il prezzo quasi ci sentiamo male, diventiamo pallidi e abbiamo il fiato corto (ormai conoscete la nostra nota avarizia) poi tiriamo fuori il portafoglio e paghiamo anche per la macchina fotografica. Dopo appena 5 minuti capiamo che potevamo anche non portarla: il sito non è molto interessante, la visita dura al massimo una mezzora, compreso il piccolo ma ben allestito museo, per questo non ce la sentiamo di consigliarvelo.

Bitola invece si è rivelata un ottimo punto di osservazione per scoprire la vita macedone, la gentilezza dei suoi abitanti e la bella luce che illumina questo piccolo stato che di Europa non ha ancora molto.

i famosi carrozzini di Bitola

Bitola

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