Baratti e Populonia

Baratti e Populonia si trovano sul medesimo promontorio che chiude lo splendido Golfo di Baratti (Provincia di Livorno, Toscana).
La necropoli delle Grotte, parco archeologico di BarattiUna lunga spiaggia ambrata e dorata parte dal piccolo porticciolo di Baratti, posto sotto il promontorio, e va a finire su un costone di roccia. Il fondale è molto bello e spesso molti sub vengono per immergersi in queste acque cristalline. Negli anni settanta vi fu rinvenuta la parte centrale di un relitto che trasportava molte fiale e medicine e che ha aiutato gli archeologia a conoscere meglio l’arte medica antica. Sono molte le persone che vengono qua d’estate anche solo per prendere il sole e mangiare all’ombra degli storti pini che crescono subito a ridosso della spiaggia. Se vi possiamo dare un consiglio…evitate Baratti d’estate. Certo se non potete farne a meno, andate, ma il suo fascino sarà ineluttabilmente limato dai parcheggi a pagamento pieni di auto e camper, dal caos e dalla folla. In primavera invece è splendida. Il mare scintilla sotto il primo sole, e anche la spiaggia sberluccica a causa dei residui della lavorazione del ferro che nei secoli vi sono stati abbandonati.

La spiaggia di Baratti

 

Baratti infatti è stata per moltissimi anni lo scalo portuale di Populonia, l’unica città sul mare degli etruschi. L’area era abitata fin dall’età etrusca. All’epoca le navi andavano avanti e indietro dall’isola d’Elba e quando tornavano a Baratti erano sempre stracariche di ematite. Una volta approdate scaricavano il materiale che immediatamente iniziava ad essere sottoposto alla lavorazione. Scaldato ad altissime temperature, il ferro si staccava dal resto della roccia che veniva buttata direttamente sulla spiaggia. I resti di uno di questi impianti per la lavorazione del ferro sono ancora oggi visibili, proprio nel tratto in cui la spiaggia è stata quasi completamente mangiata dal mare.

Tomba a Tumolo, Parco archeologico di Baratti

All’epoca degli etruschi la piana dietro il golfo era quasi tutta una palude, che mano mano è andata riempiendosi. I detriti si accumularono cambiando il paesaggio e preservando i resti archeologici per le future generazioni. Con il fascismo e il piano autarchico si iniziò a recuperare tutti quei materiali di scarto per sottoporli ai più nuovi processi di lavorazione ed estrarre tutto il ferro che vie era rimasto. Piano piano Baratti riemerse e svelò quello che aveva tenuto celato per anni. Il Parco Archeologico di Barartti (Parchi della Val di Cornia) si trova proprio di fronte al mare. Dalla strada si può vedere una tomba a edicola, molto bella. Il Parco offre una pluralità di itinerari da fare: gli orari e le tariffe cambiano a seconda del numero di attrazioni che volete visitare (per meglio controllate qui: http://www.parchivaldicornia.it/parco.php?codex=bart-gen). L’itinerario della necropoli di San Cerbone permette di vedere le tombe ad edicola e i tumoli, la necropoli delle Grotte, in cui le tombe a camera sono state scavate sulla parete di una ex-cava.

tomba a edicola, Baratti

Intorno ad essa poi ci sono molte tombe a camera, a cui si accede per stretti e ripidi dromos. Due di esse furono probabilmente fatte costruire da due famiglie di Tarquinia, ciò si capisce dal fatto che sono dipinte e dall’arco con cui si chiude la porta d’accesso. Noi abbiamo fatto il percorso della via delle cave, poco frequentato, ma molto bello. Si passa anche dal centro didattico dove è stata ricostruita una capanna etrusca. L’ultima volta che ci siamo stati abbiamo potuto fare la visita guidata al prezzo del biglietto d’ingresso.

pontile malmesso, Baratti

Il parco continua poi sul promontorio di Populonia dove si trovava l’acropoli che fu risistemata dai romani, dopo la loro conquista. Questa parte è meno interessante, anche se regala dei bei panorami, e un pezzo di strada molto bello.

Vicino all’acropoli, si trovava la parte residenziale della città, in cui circolavano molte ricchezze.

Il paese di Populonia che oggi è visibile risale al medioevo. Con il I secolo a. C: iniziò la sua decadenza. Nel alto medioevo fu sottoposta a distruzioni prima per mano dei Longobardi e poi dai Saraceni che la razziarono più volte.

La Rocca di Populonia è visitabile (noi due anni fa pagammo 1 euro a testa) ed è molto graziosa, anche se estremamente piccola. Il paese è caratteristico e rilassante. E vicino alla Rocca ci offre uno scorcio che un po’ ci confonde…per un attimo pensiamo di essere tornati in Grecia!

Chiesa Populonia

Tra Baratti e Poluponia troverete le indicazioni per arrivare alla Buca delle Fate.

La pineta di Baratti

Baratti e Populonia

Potete seguirci su facebook: https://www.facebook.com/irintronauti e su

twitter: https://twitter.com/irintronauti .

Precedente Pietrapertosa e Castelmezzano Successivo Bagni di Petriolo