Auschwitz e Birkenau: l’orrore dell’uomo

Purtroppo l’uomo ha mostrato più volte come la presunta civiltà e l’umanità non siano di ostacolo al compimento di azioni atroci e sistematiche contro altri uomini. Durante il nostro viaggetto a Cracovia abbiamo visitato il luogo simbolo dei deliri sterminatori che ogni tanto prendono vita dalla follia dell’odio: i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Consci del  fatto che ancora in molte altre parti del mondo si attuino genocidi e prevaricazioni su particolari gruppi etnici e religiosi, riteniamo che la visita di luoghi come Auschwitz e Birkenau sia utile a tutti per avviare una riflessione generale più che una auto-commiserazione. Capire come mai certe aberrazioni abbiano potuto aver luogo, il perché, leggere i comportamenti della società attuale e anche di chi è stato vittima in passato può aiutarci a ritrovare il senso dell’umanità e a mantenere un punto di vista critico verso tutte le discriminazioni.

I campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau

Il complesso dei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau fu reso visitabile appena due anni dopo la liberazione da parte dei russi del Campo, come monito per le generazioni future e come testimonianza dei fatti avvenuti durante l’occupazione dei nazisti. Qui furono internati decine di migliaia di prigionieri che di solito vi trovarono la morte ma tra i rari sopravvissuti molti sono coloro che hanno lasciato testimonianze scritte da racconti  a resoconti di quei giorni terribili. Per comprendere e capire al meglio la visita nei campi è consigliabile leggere alcuni di questi libri, il più famoso dei quali è Se questo è un uomo di Primo Levi.

Il complesso dei campi di concentramento costruiti ad Oświęcim (il nome polacco della cittadina presso cui fu costruito il campo di Auschwitz) e Birkenau è il più grande mai realizzato. Oltre al campo di concentramento di Auschwitz, nel complesso è compreso anche il campo di sterminio di Birkenau  (Auschwitz II) e il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III), dove fu imprigionato Primo Levi, oggi l’unica parte non visitabile.

La visita parte dal celebre cancello sormontato dalla scritta Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi): il cielo nuvoloso, quasi di ghiaccio, sottolinea  ancora di più il suo macabro sarcasmo. Varchiamo ben due recinzioni di filo spinato elettrificato e calpestiamo la terra che ha assorbito il sangue e il sudore di uomini a cui si cercò di togliere tutto, soprattutto la loro dignità. Passando da una baracca all’altra, da un edificio all’altro ripercorriamo l’arrivo dei vagoni in cui i deportati venivano ammassati, la scelta da parte dei militari delle persone da inviare alla camera a gas o ai campi. Vediamo valanghe di valige e protesi, montagne di capelli tagliati che venivano usati per fabbricare una sorta di stoffa, sfilando accanto a decine di fotografie che ritraggono volti di uomini e donne che hanno perso la loro libertà e la loro vita: sotto ad ognuna c’è riportata la data di arrivo nel campo e della morte. La permanenza in vita nel campo raramente superava i 5 mesi.

In una baracca in mattoni alcune stanze sono state allestite per far vedere in che condizioni dormivano gli internati. Ci spostiamo poi a Birkenau, il binario con una locomotiva ci aspettano nel gelo di gennaio, sembra quasi di sentire le cianfrusaglie che cadono nel fango, i lamenti, gli odori forti che escono dai vagoni e le persone che si trascinano con le poche forze rimaste dopo il terribile viaggio che attendono la loro sorte.

La guida ci fa osservare anche le vasche che servivano per raccogliere l’acqua piovana che doveva servire per spegnere eventuali incendi, la costruzione di tali vasche fu imposta da Alliance, per assicurare i campi.

Infine entriamo in una baracca vera, nell’unica attualmente agibile in sicurezza: scura, cupa e umida con letti a castello a tre piani ricavati su grandi tavole che dovevano ospitare 5 persone. Dal soffitto filtrano raggi di luce che lasciano immaginare come nelle notti di pioggia o di neve l’interno della baracca non dovesse essere molto differente dall’esterno. Forse la cosa più commovente della visita è stata proprio l’ingresso in questa baracca.

Visitare Auschwitz e Birkenau

L’accesso ai campi di Auschwitz è gratuito sono disponibili visite guidate al costo di €10 circa in varie lingue tra cui l’italiano (una al giorno alle ore 12.15).
La visita guidata può essere prenotata e pagata su internet (visita il sito https://visit.auschwitz.org/ ) per evitare le lunghe code che si formano all’ingresso e per essere sicuri di fare la visita nella lingua scelta. È possibile scegliere tra la visita di 4 ore, la visita di dell’intera giornata di 6 ore o la visita di due giorni. Noi abbiamo svolto la visita di 4 ore in cui è compresa sia la visita di Auschwitz che il campo di Birkenau che viene raggiunto attraverso una navetta gratuita.

Visti i controlli per l’accesso è consigliato giungere sul posto almeno 15 minuti prima. Non è consentito portare all’interno borse che superino le dimensioni: 30x20x10 cm.

Come arrivare a Auschwitz e Birkenau

Per arrivare a Auschwitz e Birkenau è possibile sfruttare i numerosi tour che giornalmente partono da Cracovia, ma se siete indipendenti come noi e non disdegnate risparmiare è possibile arrivarci da soli, anche se siete sprovvisti di una automobile. Da Cracovia si può arrivare in treno o con l’autobus. Noi abbiamo scelto l’autobus perchè arriva più vicino all’ingresso, la stazione di Oświęcim dista infatti un paio di chilometri dall’ingresso del campo (per consultare gli orari consulta il sito delle ferrovie polacche. Abbiamo prenotato il bus sul sito https://moj-bus.pl/, il biglietto solo andata costa su internet 12 PLN (14 a bordo dell’autobus). Il biglietto può essere fatto anche a bordo ma salgono con precedenza coloro che hanno già fatto il biglietto in precedenza. Tenete presente che se arrivate all’ultimo minuto potreste dover fare tutto il viaggio in piedi. Per il ritorno se scegliete la visita in italiano potete prenotare l’autobus intorno alle 16.00 cosa che consigliamo perché è l’ora di punta per tornare a Cracovia

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